Violentatore seriale trasferito da Sassari al Tribunale di Pola

POLA

A volte la giustizia non arriva mai, a volte con notevole ritardo: ci sono voluti infatti ben 25 anni per processare e condannare a 10 anni di carcere Jasmin Sabanovic oggi 60enne riconosciuto colpevole di stupro ai danni di una donna di Umago, reato commesso nel 1995. E se la giudice del Tribunale regionale Vera Glasnovic Gjoni non avesse accelerato il procedimento, nel novembre prossimo il reato sarebbe caduto in prescrizione.

Ci sono comunque delle attenuanti, a favore del sistema giudiziario croato che comunque non brilla sicuramente per celerità: Jasmin Sabanovic personaggio che con le sue malefatte ha riempito la cronaca nera sia dei giornali croati che italiani, è stato portato al tribunale di Pola dalla sua residenza che negli ultimi anni è stata il carcere circondariale “Giovanni Bacchiddu” di Sassari dove sta scontando la pena di 30 anni per lo stupro e l’uccisione della 32enne Maria Troiano, commessi nel 1997 a Milano. Dopo il “prestito” alla magistratura croata Sabanović è stato riportato nella casa di pena sarda, dove rimarrà fino al 2028. Tornando al processo a Pola, visto che l’estradizione di Sabanović in Croazia si faceva sempre più complicata per non dire impossibile, la giudice Vera Glasnovic Gjoni ha chiesto e ottenuto supporto giuridico internazionale riuscendo quindi a farlo trasferire a Pola, superando anche gli ostacoli relativi alle misure contro il coronavirus. Nel dibattimento processuale cui ha assistito la vittima dello stupro che lo ha immediatamente riconosciuto nonostante invecchiato, Sabanović assistito da un avvocato d’ufficio ha esposto a suo favore una difesa che faceva acqua da tutte le parti, parlando anche di omonimia tentando di farsi passare per vittima di scambio di persona.

La notte del 28 novembre 1995, si legge nella sentenza, Jasmin Sabanović era entrato con uno stratagemma nell’abitazione della sua vittima, in un villaggio dell’umaghese. Poi usando la forza e con metodi brutali e bestiali l’aveva costretta a soddisfare i suoi istinti malati, minacciando di uccidere i suoi tre figli (di 7 e 3 anni e mezzo e di 4 mesi di vita) che dormivano nella loro stanza. Il martirio era durato 3 ore. Il suo nome era comparso la prima volta nella cronaca nera nel 1988 quando a Umago aveva tentato di stuprare una ragazza che pero’ era riuscita a difendersi. Alcuni mesi dopo ci aveva riprovato con una minorenne, violentata brutalmente dopo averla picchiata.

Per questo reato era stato condannato a 8 anni di carcere, ma già nel 1991 era tornato uccel di bosco quando i prigionieri venivano rilasciati a condizione di recarsi sul fronte di guerra. Sabanović aveva approfittato per fuggire in Italia dove è stato più volte condannato per furti e per la barbara uccisione di Maria Troiano. —



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