Visite medico-sportive L’Asugi amplia gli spazi per accorciare le attese

Liste ingolfate per più cause, tra cui il Covid 

la strategia

Per le liste d’attesa riguardanti le visite medico-sportive per l’idoneità agonistica si inizia a intravedere qualche spiraglio. Nella nostra città il solo Centro cardiovascolare, l’unica struttura pubblica attrezzata con un ambulatorio di Medicina dello Sport, presenta in questo momento 800 richieste, in buona parte riguardanti atleti minorenni. I ritardi sono sostanzialmente imputabili a una doppia motivazione. Da una parte l’emergenza sanitaria, oltre ad aver bloccato completamente il servizio per tre mesi, costringe tuttora al distanziamento sociale e alla sanificazione fra una visita e l’altra e questo naturalmente dilata le tempistiche. La seconda causa riguarda la struttura privata che sul nostro territorio effettuava gratuitamente – in convenzione – i check up agli under 18 e che dopo il trasferimento dei propri ambulatori in altra sede è in attesa del riaccreditamento da parte della Regione, che dovrebbe arrivare a breve.

Per risolvere una situazione decisamente complessa, visto che la stagione sportiva sta per riprendere e molti atleti si trovano con il certificato scaduto o in scadenza, l’Asugi sta mettendo in atto una riorganizzazione “ad hoc”. Nello specifico, l’Azienda giuliano isontina sta ampliando gli spazi al Centro cardiovascolare dedicati alla spirometria. Questo intervento dovrebbe consentire a breve di distribuire l’attività su più ambulatori, permettendo di aumentare in sicurezza il numero delle visite di almeno un terzo. Inoltre dal mese di ottobre la Medicina dello Sport potrà incrementare le ore di attività degli specialisti convenzionati, e questo consentirà sicuramente una ulteriore crescita degli atleti visitabili. Inoltre, è in corso di pianificazione un coordinamento fra Trieste, Monfalcone e Gorizia per creare un polo di attività che unirà le tre aree. Non più singoli ambulatori all’interno delle rispettive strutture di riferimento ma una vera e propria sinergia organizzativa, con un investimento specifico dell’Azienda per una Medicina dello Sport integrata. «Si tratta di un progetto che dimostra l’attenzione verso un settore di fondamentale importanza, soprattutto in una città, Trieste, a grande trazione sportiva», spiega Andrea Di Lenarda, direttore del Centro cardiovascolare e della Medicina dello Sport dell’Ospedale Maggiore.—

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