Vola lo spread in Slovenia Paese sull’orlo del default

Nuova manovra economica in autunno con ulteriori tagli a stipendi e pensioni Possibile richiesta al fondo salva-stati dell’Eurozona. Sindacati: «Sarà guerra»
Di Mauro Manzin

TRIESTE. Tempi duri per Lubiana. Nell’arco di una settimana la Slovenia, in passato il primo della classe dei nuovi Paesi europei, oggi duramente colpita dalla stretta creditizia, si è vista tagliare il rating del suo debito sovrano e delle maggiori banche da tre agenzie internazionali, per la seconda volta dall’inizio dell’anno. Sono pertanto sempre più insistenti le voci secondo le quali in autunno la Slovenia potrebbe diventare il sesto Paese membro dell’Ue a chiedere aiuti al fondo salva-stati europeo. Prima il 2 agosto Moody’s ha declassato lo status della Slovenia da A2 a Baa2, con un outlook negativo, poi è stata la volta di Standard and Poor’s (da A+ ad A) e infine, mercoledì scorso di Fitch, sempre di un punto, ad A-, spiegando che la decisione è motivata «dallo stato preoccupante in cui versa il settore finanziario del Paese».

Il deterioramento della situazione nelle banche e la lentezza dell’azione del governo, che continua a posticipare la decisione sulla ricapitalizzazione dei maggiori istituti di credito, tra l’altro di proprietà dello Stato, vengono indicati da tutte e tre le agenzie come la principale ragione per il giudizio negativo sullo stato delle finanze pubbliche slovene. Secondo Fitch il governo dovrà spendere circa 2,8 miliardi di euro per stabilizzare le banche, pari all’8 per cento del Pil nazionale. Immediatamente è schizzato anche lo spread e ora gli interessi sui titoli di Stato sloveni a scadenza decennale sono arrivati al 7,03 per cento, limite considerato insostenibile a lungo termine, dopo il quale altri Paesi dell’euro hanno dovuto chiedere aiuti a Bruxelles. Il governo, guidato dal conservatore Janez Janša, ha più volte smentito le voci che Lubiana dovrà ricorrere al fondo salva-stati e si è definito «sorpreso» dal giudizio delle agenzie che «non avrebbero valutato in modo adeguato le misure di risparmio messe in atto dallo scorso maggio». Janša continua a insistere come, per quanto sia evidente che la banche avranno bisogno di aiuto, lo stato delle finanze pubbliche è lontano dal definirsi preoccupante. Infatti, la legge finanziaria prevede una diminuzione del deficit dal 6,4 nel 2011 a circa 4 per cento quest’anno, mente il debito pubblico continua a mantenersi a livelli contenuti, al 48 per cento del Pil.

Ma al di là delle smentite una manovra bis in autunno che andrà nuovamente a tagliare gli stipendi degli statali, le pensioni e le indennità di disoccupazione sembra oramai ineludibile. Lo scrive il quotidiano lubianese Delo e il ministero delle Finanze non conferma ma non smentisce. Voci che hanno mandato i sindacati su tutte le furie. Le parti sociali, infatti, promettono ferro e fuoco forti anche del fatto che nell’accordo stipulato con il governo che ha fatto passare la legge finanziaria si stabilisce nero su bianco che «l’esecutivo fino alla fine del 2013 non ha in progetto tagli agli stipendi del pubblico impiego».

Intanto le Cassandre preannunciano tempi durissimi. L’economista del Centro internazionali di studi economici comparati di Vienna, Vladimir Gligorov non ha dubbi: «La Slovenia dovrà chiedere aiuto o al Fondo monetario internazionale o al fondo salva-stati dell’Eurozona». La situazione è simile a quella della Grecia prima del default. E c’è già chi dice: «Torneremo a fare la spesa in Ponterosso a Trieste».

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