Voleva uccidere la ex, chiesto il giudizio a Trieste

Si chiama Goran Radanovic, 35 anni, cittadino bosniaco. In passato è stato coinvolto per una pistola che deteneva nelle indagini sulle sparatorie di via della Guardia e di via Vecellio. Ora è finito nei guai per maltrattamenti, per minacce nei confronti della ex. «Ti ammazzo, ti sgozzo, ti sparo», le ha detto qualche settimana fa al culmime di una crisi di gelosia. La donna terrorizzata si è rifugiata in una struttura protetta. Dalla quale però è dovuta fuggire perché l’uomo l’aveva individuata.
Il pm Massimo De Bortoli ha chiesto il rinvio a giudizio dell’uomo. Radanovic è assistito dall’avvocato Laura Pacini. La ex si è rivolta all’avvocato Giovanna Augusta De Manzano.
Richiesto il rinvio a giudizio anche per l’accusa di evasione dai domiciliari. Infatti anzichè accompagnare il bambino di pochi mesi, come concesso dal giudice, Radanovic è andato, secondo le indagini, a perseguitare la donna, della quale non pubblichiamo le generalità per evitare che possa essere ulteriomente daneggiata in quanto vittima: una situazione che, secondo il pm, le ha infatti causato sofferenze fisiche e morali determinando una condizione avvilente di vita.
Botte e insulti quotidiani per mesi. Le ha anche vietato di avere contatti con la madre, con gli altri familiari e gli amici. Una volta ha inviato al cellulare della donna - che si era rifugiata in una struttura protetta - un messaggio nel quale le ha comunicato di aver scoperto dove si era nascosta. Così terrorizzata la donna ha chiesto e ottenuto di cambiare rifugio. Appunto una persecuzione, senza tregua.
Undici mesi fa Radanovic era incappato in un posto di controllo della polizia. Era stato arrestato dagli agenti della Squadra mobile per insosservanza del decreto di espulsione che era stato disposto qualche tempo prima dal questore.
Gli agenti da tempo conoscevano il suo nome. Goran Radanovic era finito nell’indagine sulle sparatorie avvenute sette anni fa nel rione di San Giacomo. Nell’appartamento del infatti, era stata trovata una pistola simile a quella da cui erano partiti i colpi esplosi nel giugno del 2005 in via Vecellio e via della Guardia. L’arma era una «Sig Sauer», un modello da guerra costruito in Svizzera. L’ipotesi di un collegamento tra Radanovic e le due sparatorie, tuttavia, rimase in piedi per poco tempo. Le indagini, infatti, scoprirono che la pistola sequestrata nell'abitazione del giovane era una calibro 9, e non una calibro 7.65 come quella usata in via Vecello e via della Guardia. La sparatoria nella prima delle due strade era avvenuta il 7 giugno e aveva ferito Jovan Sredojevic, serbo di 43 anni, colpito mentre si trovava in auto assieme ad altre quattro persone.
Nell'episodio di via della Guardia, datato 14 giugno, invece, era rimasto coinvolto un artigiano siciliano, Salvatore Allegra, ex collaboratore di giustizia.
Ma Goran Radanovic era stato arrestato nel 2007 dagli agenti del commissariato di San Sabba per furto. Assieme a un complice aveva colpito in un’abitazione di via Monte Canin. La presenza dei due era stata però notata da un residente che, insospettito, aveva dato l’allarme. Alla vista dei poliziotti Radanovic e l’altro, avevano cercato di scappare, ma senza successo. Perquisiti, erano stati trovati in possesso di diversi arnesi da scasso e degli oggetti rubati poco prima in via Monte Canin. Nei loro confronti era così scattato l’arresto con l'accusa di furto aggravato. Ora la richiesta di rinvio a giudizio per maltrattamenti. In una parola stalking.
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