L’elegante danza di Yacht A e le domande che ci facciamo
Le spese a carico dello Stato italiano, fino a oggi, arrivano superano i 40 milioni. Forse, visto che Yacht A ci è costata tanto, avrebbero potuto farcela visitare. Resta una domanda che serpeggia da anni: a chi stiamo facendo il dispetto?

Danza di fronte a noi. Danza sull’acqua, nel sole e nel vento. Fa le sue piroette, lente ed eleganti. Si mostra di lato, di prua e di poppa, a babordo e tribordo. Ha tre alberi, che a volte sembrano uno solo, quando sono perfettamente allineati. E poi cambia colore. A suo modo è meteoropatica. Con la luce cambia umore e diventa bianca, rosa, grigia, a volte anche grigio scuro, come le navi da guerra. Al mattino, se c’è il sole, s’illumina d’immenso.
È grande, molto grande, ma non si capisce bene quanto sia grande. Se cambia il punto di osservazione cambia anche la percezione delle sue dimensioni. È quasi sempre lì, in mezzo al golfo di Trieste, è diventata presenza abituale, a metà strada tra la Lanterna e il Castello di Miramare. Non sappiamo bene se sia una grande barca a vela, dicono la più grande al mondo, o un veliero, con tutte le relative mitiche suggestioni. Quando la bora tira forte va a nascondersi da qualche parte, ma poi torna. Di notte diventa quasi un vascello fantasma, appena visibile con tre lucine piccole piccole sui vertici dei tre alberi, ma probabilmente tutti i naviganti, nel golfo, sanno che è da quelle parti e sanno come evitarla. Qualche volta è circondata da tante piccole barche a vela, che forse vanno a farle omaggio, oppure sono le sue figlie, che ammirano la grande madre, che si concede, un po’ distratta, al loro sguardo.

È “A”. È prigioniera, anzi è un ostaggio, anche se non mostra segni di sofferenza. Forse, qui da noi, è diventata un po’ pigra, perché galleggia tranquilla, mentre prima era abituata a mari più lontani e qualche volta tempestosi. Il suo padrone è Andrej Melnichenko, oligarca russo, ricchissimo e amico di Putin, lo zar che vuole ricostruire l’impero russo e per questo ha attaccato l’Ucraina, che considera una provincia ribelle. Per questo Melnichenko è stato punito, come alcuni altri, all’inizio dell’invasione dell’Ucraina, con il sequestro di A, il suo gioiello.
Dicono che Melnichenko abbia 27,5 miliardi di dollari, una cifra che si può scrivere, ma non si può immaginare, costruita velocemente dopo la caduta dell’impero sovietico, grazie a carbone e fertilizzanti.
Yacht A è una barca gigantesca, disegnata personalmente da Philippe Stark, 143 metri di lunghezza, 25 di larghezza, 91 di altezza, 12.600 tonnellate di peso. Galleggia da marzo 2022 davanti a Trieste, e ha costante bisogno – ci raccontano i media - di una “ciurma” di una ventina di persone di equipaggio a bordo, che dobbiamo mantenere, oltre a tutte le altre spese di gestione. Le spese a carico dello Stato italiano, fino a oggi, arrivano adoltre 40 milioni.
Adesso, in quanto custode, lo Stato dovrà far eseguire altri lavori di manutenzione, che forse verranno fatti a Genova, che non è proprio dietro l’angolo, perché il “gioiello” va tenuto con la massima cura. Forse, visto che Yacht A ci è costata tanto, avrebbero potuto farcela visitare, a piccoli gruppi selezionati, eventualmente estratti a sorte, per vedere com’è dentro questa “barca”, lontana e vicina al tempo stesso.
Resta una domanda che serpeggia da anni: a chi stiamo facendo il dispetto? Ad Andrej Melnichenko, che non conosciamo e forse sta veleggiando chissà dove? O a noi che guardiamo ipnotizzati, dal molo Audace o da Barcola, A, che danza per noi?
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