Lo Yacht A nel mirino di Salvini: «Che follia! Per fare un danno ai russi paghiamo soldi italiani»

Il panfilo ha catturato l’attenzione del vicepremier: l’auspicio è stato «che la guerra finisca presto»

Valeria Pace
Un peschereccio e lo Yacht A davanti al porto (foto Andrea Lasorte)
Un peschereccio e lo Yacht A davanti al porto (foto Andrea Lasorte)

Lo Yacht A, diventato ormai a buon diritto parte integrante del panorama cittadino triestino, ha catturato l’attenzione del vicepremier e ministro alle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini.

Si tratta, come è ben noto, della barca a vela più grande del mondo (lo scafo misura 142 metri), che ha trovato casa nel golfo di Trieste da quando, l’oligarca bielorusso Andrey Melnichenko a marzo 2022 è stato inserito nella black list di persone sottoposte a sanzioni, in quanto considerate vicine a Vladimir Putin. La proprietà dello yacht, del valore di 530 milioni, è stata ritenuta riconducibile al magnate.

I 45 mesi dello Yacht A nel golfo di Trieste: è costato più di 30 milioni di euro
Lo Yacht-A visto dal molo Audace di Trieste (foto archivio Massimo Silvano)

In città per una conferenza sulle infrastrutture e per partecipare alla cerimonia solenne a Basovizza in occasione del Giorno del Ricordo, Salvini a fine celebrazione ha detto ai giornalisti di essersi soffermato a osservare il panfilo verso le 8.30, mentre passeggiava in centro. «Mi sono detto: che follia! Quanti soldi sta costando agli italiani, non ai russi... Noi per fare un danno ai russi stiamo pagando con i soldi degli italiani».

Secondo una stima diffusa dal nostro giornale, solamente per mantenere funzionante lo yacht si spendono 9 milioni l’anno, cosa che porterà la spesa a circa 36 milioni il prossimo mese: l’11 marzo, infatti, A festeggerà quattro anni nel golfo. Una cifra monstre, di soldi a tutti gli effetti spesi dai contribuenti italiani.

L’auspicio del ministro dunque è stato «che la guerra finisca presto»: «Conto che le prossime settimane siano quelle della fine della guerra tra Russia e Ucraina». E per farlo «bisogna avvicinare le parti, dopo quasi quattro anni è importante che si parlino. Prima, secondo me, cade il muro del conflitto – e quindi anche delle sanzioni – meglio è per tutti», ha concluso.

Lo Yacht A intanto è diventato a buon diritto un’attrazione turistica di Trieste. Proprio come Salvini, anche i vacanzieri rimangono incuriositi da quell’imbarcazione extralarge. E così le guide, nei loro tour, hanno iniziato ad anticipare le domande e portare di loro iniziativa gli sguardi su questa testimonianza della storia recentissima. Intanto si attende il verdetto della Corte di giustizia dell’Ue, chiamata a dirimere la questione della proprietà di A. Melnichenko, infatti, nega che sia riconducibile a lui.

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