Al Consiglio regionale i ritratti metafisici di Sun Hee Moon
Il suo nome è Sun Hee Moon, è nata a Seoul negli anni ’70 ma vive e dalla fine dei ’90 a Grado e inaugura oggi alle 13.30 un’importante personale al Palazzo del Consiglio regionale di Trieste con la presentazione del presidente Piero Mauro Zanin. In mostra tre sezioni di opere recenti, in cui emerge la bellezza e la fluidità del suo segno dai risvolti magistrali. «Espongo una composizione di una quindicina di piccole stampe su carta, – spiega la pittrice – originate da disegni creati in modo sperimentale per illustrare un libro di partiture musicali, che aveva come tema le verdure. E poi gli oli dipinti su tela e base acrilica, sostenuti da un disegno molto preciso, in cui cerco sempre di non ripetermi: 15 ritratti realizzati con il modello o inventati, in cui interpreto il soggetto nel momento che sta vivendo. E una ventina di quadri di grandi dimensioni, che rappresentano paesaggi e animali, in cui cerco sempre di non ripetermi. Io lavoro molto lentamente e mi piace questa lentezza propria dell’olio, che mi permette di andare sui dettagli. Tant’è che a un certo punto mi sono trovata sulla soglia dell’iperrealismo, cui però non ho aderito».
Un talento, quello di Sun Hee, educato a San Paolo del Brasile, dove si era trasferita con la famiglia a due anni e aveva frequentato fin da giovanissima lo studio di un vecchio pittore locale, laureandosi quindi in architettura. In America del Sud era rimasta fino alla fine degli anni ’90, quando, durante un viaggio in Perù, incontra un medico di Grado, lo sposa e si trasferisce in Italia. «Questo è l’aspetto da telenovela della mia vita» scherza Sun Hee Moon con un tono di voce squillante e gentile.
La rassegna denuncia talento e abilità tecnica, un sottile lirismo, un linguaggio figurativo e spesso metafisico che colloca la presenza femminile tra passato e futuro. E fa pensare di primo acchito al mondo di Frida Kalho, grande pittrice messicana dalla vita inquieta. Ma è un attimo, perché poi s’intuisce che Sun Hee ha deviato anche verso altri linguaggi. La mostra s’intitola “Il handbok e altre storie”. Handbok è il costume tradizionale della Corea «che dipingo continuamente perché rappresenta tanto per la donna coreana: tradizione, amore, appartenenza, femminilità e rispetto. La madre lo dona alla figlia per il matrimonio, ma la mia non c’era più quando mi sono sposata e ho vissuto sempre all’estero, perciò non l’ho mai avuto», spiega con un velo di nostalgia Sun Hee Moon, che ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Una mostra da non perdere per l’eleganza del tratto e la capacità di trasmettere un messaggio in modo originale e autentico.
Aperta fino al 27 settembre, lun. -giov. 9.30 – 12.30, 14.30 – 17.30; ven. 9.30 – 13.30. —
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