Elio e le Storie tese in concerto in una serata “À la carte”: «Il pubblico sceglie la scaletta»
L'unica data in Friuli Venezia Giulia per la band irriverente, attesa in Piazza Libertà per la Fiera della Musica. Scaletta decisa dai fan e ricordi di un legame speciale con la regione

Oltre quarant’anni di carriera, con uno stile inconfondibile, capace di unire virtuosismo tecnico, ironia corrosiva e teatralità: Elio e le Storie Tese, la band più irriverente della musica italiana, torna ad Azzano Decimo, in Piazza Libertà, lunedì alle 21.
È l’unica data in regione per la tournée “À la carte”, evento inserito nel calendario della Fiera della Musica, organizzato da Zenit Srl, in collaborazione con il Comune di Azzano, Regione e PromoTurismoFVG.
La terza volta ad Azzano Decimo
Elio aveva già suonato alla Fiera della Musica nel 2003 e 2008. «Il nome Azzano Decimo ci fa tornare in mente grandi ricordi. E mi rendo conto che sono passati un sacco di anni, purtroppo. Siamo venuti tantissime volte in Friuli e siamo sempre stati accolti molto bene. Poi ci sono tornato anche per conto mio, con i miei spettacoli. Ho un carissimo amico d’infanzia che vive a Trieste e ci siamo ritrovati negli ultimi anni».
“À la carte”: il pubblico sceglie la scaletta. «Abbiamo voluto dare la possibilità al pubblico, esattamente come fa un avventore quando va al ristorante, di scegliere fra un certo numero di pietanze quello che vuole mangiare. Eseguiamo le canzoni che sono state scelte dal maggior numero di persone e ci siamo accorti, ora che siamo arrivati circa a metà di questo tour, che le scalette si assomigliano moltissimo, purtroppo. La scelta della maggioranza è più o meno sempre uguale, non cambia molto. Magari tre o quattro pezzi, ecco. Allora cerchiamo noi di inserire, come farebbe uno chef al ristorante, un piatto nuovo, che non è stato scelto».
Il gruppo aveva annunciato lo scioglimento, ma poi ci ha ripensato. «Solo quando ti sciogli ti accorgi dell’affetto che il pubblico prova per te, per la tua band. Abbiamo incontrato un’onda di amore grandissima. Ma pochi sanno che noi già nell’88 avevamo fatto il concerto d’addio».
Avanguardia e pubblico transgenerazionale
“Largo all’avanguardia”, come dicevano gli Skiantos? «Credo che l’importante, per qualunque artista, sia possedere uno stile proprio, una cifra personale e unica. Gli Skiantos in questo senso erano unici, irripetibili e irraggiungibili. E noi abbiamo sempre tentato di fare qualcosa che non avessero fatto altri».
Tra i riferimenti ci sono Genesis e Frank Zappa, tecnicamente impegnativi. «Mentre parlo sto indossando proprio una maglietta di Zappa. Ognuno di noi ha i propri artisti preferiti, credo che sia una fortuna, perché lo stile di Elio e le Storie Tese è un po’ la combinazione di tutte queste influenze».
Un pubblico transgenerazionale. «Viene tantissima gente, di tutte le età, cosa che io non mi aspettavo. Non solo gli appassionati, quelli che ci seguono da anni, ma anche tanti nuovi fan. Io sono contentissimo, il mio pubblico preferito è quello dei bambini, perché sono i più puri, non hanno nessun tipo di preconcetto. Se una cosa non piace lo dicono, quindi il fatto che i bimbi ridano e che gli piaccia quello che avviene sul palcoscenico è una delle cose che mi rende più felice e orgoglioso».
Lo stato della satira
Si può scherzare su tutto, come fanno i comedian à la Ricky Gervais, o ci sono dei limiti?
«Sono della scuola di Gervais, ma anche Zappa. Nell’arte non può esserci nessun limite, a differenza della vita vera».
Qual è lo stato di salute della satira italiana? «Internet, che avrebbe dovuto essere un veicolo di libertà assoluta, si è trasformato in una specie di censore. Si formano dei tribunali del popolo che vanno a processare e condannare l’imputato di turno, questo ha frenato chi voleva fare satira. Ma ne esistono ancora di bravi. A me piace moltissimo Lercio».
E la televisione? Elio è spesso ospite a “Propaganda Live” su La7. «Diego Bianchi, come noi, era uno degli ospiti quasi fissi della trasmissione della Dandini, siamo amici da tantissimi anni, vale anche per il regista Igor Skofic e altri collaboratori. Per cui quando andiamo lì ci sembra di ritornare a casa. E ci sono altre isole, come la trasmissione di Geppi Cucciari».
Riproduzione riservata © Il Piccolo








