“Altre storie” sulle migrazioni rilette da video e installazioni
Il distacco e l'esilio sono due parole chiave che caratterizzano il fenomeno delle migrazioni, oggi al centro della vita di ogni paese europeo, del nostro in particolare, e quindi anche del nostro quotidiano. Ovviamente le storie sono molto diverse tra loro, sfaccettate, complesse, difficilmente decifrabili a volte, e forse servono canali nuovi, alternativi, per tentare di capire le esperienze umane con le quali veniamo in contatto. La letteratura, l'arte, il teatro, la danza possono rappresentare uno strumento prezioso in questa ricerca. Con queste premesse inizia oggi la rassegna “Altre storie / Other Stories”, un progetto di divulgazione della cultura umanistica dell'Università di Trieste appoggiato dal Comune, finanziato dalla Regione e curato da Sergia Adamo con Giulia Zanfabro. Alla sala Scarpa del museo Revoltella si apre alle 17 una mostra che presenta uno specchio di ciò che negli ultimi trent'anni l'arte contemporanea ha saputo raccontare a proposito del senso di straniamento e dei nodi cruciali che coinvolgono la nostra società a contatto con i migranti. Video, installazioni, componimenti musicali servono a fornire altre modalità di lettura delle dinamiche del presente che spesso troviamo oscure: Mona Hatoum, Fiona Tan, Isaac Julien, Trinh T. Minh-ha, Arkadi Zaides e Admir Shkurtaj offrono le loro personali forme di narrazione.
Accanto alla mostra si susseguiranno incontri con voci e presenze che attraversano diversi discorsi, dalla danza alla poesia fino alla teoria culturale cominciando oggi alle 17 all'auditorium del museo Revoltella con un omaggio allo scrittore e giornalista Alessandro Leogrande, “Il naufragio... e altre storie”, con Marcela Serli, per finire il 10 dicembre con “Memorie di un'orsa polare” di Yoko Tawada.
Ma il programma prevede anche laboratori aperti alla formazione di studenti, insegnanti, giornalisti e operatori culturali che impegnerà numerosi esperti e docenti, un laboratorio di traduzione collettiva partendo dal romanzo “Guerra” di Selina Hossain e dibattiti sparsi in varie località della regione e a Pola, Fiume, Zagabria e Lubiana. Sergia Adamo ci racconta lo spirito dell'iniziativa: «L'idea parte da una mia insoddisfazione per come il tema delle migrazioni viene in genere trattato in campo letterario, siamo ancorati a una serie di luoghi comuni: la letteratura si occupa dell'argomento ma a me interessano altri modi. Cercando altri linguaggi mi è parso che quello della videoarte, in particolare, fosse capace di presentare un'evoluzione di questo tema dalla fine degli anni Ottanta fino a oggi rispecchiando la varietà e la complessità di progetti e vicende. Il video, in campo umanistico, ha senz'altro un forte potere divulgativo, comunica a un pubblico ampio perché non diventa criptico, riesce ad emozionare e a spiegare anche in modo non razionale».
Il respiro internazionale della rassegna trova un fulcro italiano nell'installazione sonora di Admir Shkurtaj, artista albanese che vive in Puglia, che anni fa ha musicato un'opera lirica per la Biennale Musica di Venezia su un libretto scritto dal compianto Leogrande. —
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