La storica trattoria “Alla Luna” di Gorizia diventa un libro nei suoi 150 anni di attività

Il testo scritto da Roberto Covaz e pubblicato da Gaspari fa compiere un tuffo nel passato della città

Alex Pessotto
Milan Pintar, Celestina e il sindaco Scarano
Milan Pintar, Celestina e il sindaco Scarano

 

La trattoria Alla Luna diventa la protagonista di un libro. Di più: attraverso la sua storia viene raccontata quella della città. Merito di Roberto Covaz, scrittore e già giornalista del Piccolo che, ancora una volta, ha voluto addentrarsi nei mille volti di Gorizia. In questo caso, appunto, partendo da un suo locale tra i più popolari che, quest’anno, celebra il 150° della sua apertura e il 70° della sua attuale gestione.

“Alla Luna” (Gaspari, pagg. 128, euro 20) è il titolo del testo, che richiama quello della celebre lirica leopardiana. Il sottotitolo, invece, è “Sapori e saperi del Goriziano”. Perché parliamo di una trattoria e non mancano le sue ricette tipiche, aderenti alla tradizione culinaria di frontiera: minestra de orzo e fasoi con il matavilz, zličniki (gnocchetti), fizol pozgat (fasoi in tecia), gibanica, gnocchi di pane alla goriziana, kren in tecia. E, ancora, strucolo in straza e gnocchi dolci della Mitteleuropa. Ciò per quanto riguarda i sapori, mentre, per quanto riguarda i saperi, il territorio vien passato al setaccio dal 1876, specie sotto il profilo urbanistico, architettonico, ma sempre muovendo dagli spunti, molti, che il locale fornisce.

Era infatti il 1876 quando l’osteria apriva, portando il nome odierno. Via Oberdan, dove ha sede, si chiamava però via della Caserma, dato che in piazza Vittoria si trovava la grande caserma negli spazi in precedenza occupati dell’ex convento dei gesuiti. A dirla tutta, era allora un albergo con annesso servizio di ristorazione. Titolare è Antonio Cadorini che ben coglie e interpreta la Nizza austriaca e il suo sviluppo economico.

È invece nel 1956 quando l’attività viene rilevata da Milan Pintar, il marito della signora Celestina che lavora dietro al banco come il primo giorno, affiancata dalle figlie Elena e Roberta, mentre il consorte è morto 2012, ottantanovenne. Pintar, in particolare, subentra a Olga Humar in Bobig, originaria di Zabrdo, paesino dell’altopiano della Bainsizza vicino a Rauna di Gargaro, dov’è nata Celestina e dove già sua nonna aveva una trattoria: ecco che la ricetta del pane della “Luna” è un’autentica tradizione di famiglia.

Che il locale di via Oberdan evochi sotto ogni profilo il passato della città lo si capisce anche ripercorrendo le vicende del suo edificio: apparteneva ai baroni Tacco e, nel Novecento, tra i suoi proprietari, c’erano i triestini Lanfranco e Lelio Lagorio, avvocato, sindaco di Firenze, primo presidente della Regione Toscana e ministro della Difesa dall’aprile del 1980 all’agosto del 1983. Dai primi anni Duemila, infine, la proprietà dell’edificio torna ai Di Lenardo, famiglia di produttori vinicoli con la sede principale a Ontagnano.

Quante storie, insomma, con la Luna, come quelle dei vicini palazzo Esso e grattacielo Martini che, nel libro, vengono raccontati assieme a tanti altri aneddoti, secondo lo stile di Roberto Covaz. Ma sarebbe poi ingiusto trascurare l’apporto di Luisa Montanari che, per il testo, ha firmato “Le corse di una bambina sui prati dell’infanzia”, capitolo ispirato alla signora Celestina.

 

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