Anche Platone amava gli oroscopi: maghi e profeti nell’antica Grecia

di MISKA RUGGERI* Al contrario di quanto comunemente si pensa, il mondo antico non è stato tutto logos e razionalità. Anzi, il lato oscuro ha avuto una parte importante nel forgiarsi della mentalità...
Di Miska Ruggeri*

di MISKA RUGGERI*

Al contrario di quanto comunemente si pensa, il mondo antico non è stato tutto logos e razionalità. Anzi, il lato oscuro ha avuto una parte importante nel forgiarsi della mentalità greco-romana. Da Omero fino al I secolo a.C. è un continuo fiorire di sciamani, maghi e astrologi, divinazioni e profezie, demoni e spettri. Pitagora e Empedocle sono solo i nomi più celebri. Persino il cosiddetto Illuminismo greco, l’età dei sofisti, conosce processi per eresia e offese alla religione, di cui sono vittime numerosi intellettuali, da Anassagora a Protagora. Ma anche Socrate presta attenzione ai sogni, agli oracoli e alla voce del suo daimonion personale. E lo stesso Platone, il filosofo per eccellenza, crede - basta leggere il Timeo – nell’astrologia e nella mantica. Mentre con Senocrate la demonologia entra a far parte a pieno titolo dell’insegnamento dell’Accademia.

Il vero diluvio d’irrazionalità cade però in età ellenistica, con i Papiri Magici egizi, la letteratura ermetica, l’alchimia, il diffondersi degli amuleti e delle pratiche di magia nera. I razionalisti come Cicerone (un augure in ogni caso), per il quale “pochi malati devono la vita ad Asclepio piuttosto che a Ippocrate”, si contano sulle dita di una mano. E le scuole filosofiche, i cui maestri assomigliano più a sacerdoti che a scienziati, si presentano apertamente come dispensatrici di salvezza. Tutto è pronto, arrivati a questo punto, per l’avvento degli operatori di miracoli, per Gesù e Apollonio di Tiana, il più grande taumaturgo dell’antichità. Un neopitagorico di cui si è detto tutto e il contrario di tutto: sapiente e ciarlatano, essere divino e Anticristo, simbolo della resistenza pagana e santo.

Di questo personaggio e dello Spirito del Tempo che lo ha prodotto, in un incontro intitolato “L’antichità dimenticata. Filosofi, maghi e profeti”, discuterò il 20 settembre a Pordenonelegge (Spazio ITASincontra, ore 11.30) con il princeps philologorum Luciano Canfora. Cercando di spiegare perché il Tianeo, tanto amato anche da uno straordinario poeta del Novecento come Constantino Kavafis, sia ancora in grado di insegnarci qualcosa.

* autore del saggio Apollonio di Tiana. Il Gesù pagano (Mursia)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo