Le fantasie gotiche dello scrittore-spia
Due studiosi gettano nuova luce sulla misteriosa figura del gradiscano Claudio H. De Medici: fu al servizio dell’Ovra, la polizia politica del regime fascista

La sua storia è avvolta dal mistero. Quello stesso mistero che ha immortalato nei suoi racconti dal sapore gotico, intrisi di esoterismo e occultismo. Carlo H. De Medici è l’Howard Phillips Lovecraft che l’Italia e il Friuli Venezia Giulia non sapevano di avere. A ripescarlo dal buio e dall’oblio era stata la casa editrice romana Cliquot, specializzata nel restituire luce a testi e autori dimenticati. “Gomoria” - romanzo esoterico scritto in parte a Gradisca d’Isonzo nel 1921, che oscilla tra il Dorian Gray di Wilde e una matrice baudelairiana, con atmosfere diaboliche e oscure - era tornato in libreria insieme a “I Topi del Cimitero”, raccolta di racconti macabri e voluttuosi pubblicata per la prima volta nel 1924 per la Bottega d’Arte di Trieste.
Studioso di scienze esoteriche e alchemiche, appassionato di Poe, Villiers de L’Isle-Adam e Huysmans, De Medici era arrivato addirittura a inventare un libro inesistente - “Sathan” di Cosimo Ruggeri - come aveva fatto Lovecraft con il Necronomicon – e lo aveva fatto tre anni prima dell’autore di Providence. Le sue opere, tutte illustrate da lui stesso, comprendono anche “Leggende friulane” del 1924 e “Nirvana d’amore” del 1925. La riscoperta era stata talmente vivace da attirare l’attenzione della Sergio Bonelli Editore che, nell’albo a fumetti di giugno 2021 della serie horror “Dampyr”, aveva dedicato allo scrittore fantasma di Gradisca un esplicito omaggio. Ora, però, la figura dello scrittore maledetto si arricchisce di un capitolo inatteso, che trasforma il mistero letterario in qualcosa di più oscuro.

L’ultimo numero de “Il Ponte Rosso”, mensile triestino di arte e cultura, pubblica un lungo profilo dal titolo “Fantasie gotiche di uno scrittore italiano”, firmato dallo storico Lucio Fabi e dall’appassionato gradiscano Furio Gaudiano che per primo aveva contribuito a ricostruire gli anni gradiscani di De Medici. L’articolo aggiunge alla biografia dello scrittore un elemento soprendente: Carlo Hakim de Medici era un confidente dell’Ovra, la polizia politica del regime fascista. A portarlo alla luce lo storico Mauro Canali, studioso delle spie del regime, che ha rintracciato carteggi nei fondi di pubblica sicurezza dell’Archivio centrale dello Stato di Roma. Le scoperte, pubblicate di recente su “Gnosis” e sulla “Nuova Rivista di Storia Contemporanea”, rivelano che De Medici operava con il codice 440 e il criptonimo “Cam”.
In tutto questo, Gradisca resta il filo conduttore della vicenda. Era lì che la famiglia Hakim - autorizzata ad aggiungere il cognome De Medici con regio decreto del 1889 - aveva acquistato una villa in via Gorizia. Era lì che Carlo si era trasferito con la madre dopo la morte del padre, nel 1900. Era lì che aveva scritto parte di “Gomoria” nel 1921. I rapporti con l’Ovra risalgono almeno al marzo 1931, data indicata dallo stesso scrittore in uno dei suoi numerosi carteggi con le autorità centrali. Da quel momento fino al 1941 inviò a Roma oltre 1880 informative, una ogni due giorni redatte a mano, seduto al lussuoso Caffè Garibaldi lungo il Corso di Gorizia, ritrovo dell’intellighenzia locale. La zona d’azione di De Medici comprendeva Cormòns, Gorizia e i borghi sloveni dei dintorni, fino a Monfalcone e Trieste. Secondo i documenti De Medici contribuì all’arresto e all’incriminazione di diversi gruppi giovanili di resistenza a Cormòns, molti dei quali finirono davanti al Tribunale speciale del fascismo, e tenne sotto osservazione personaggi sloveni influenti.

De Medici, nei mesi dell’entrata in guerra dell’Italia, non mancava di segnalare lo scarso entusiasmo della popolazione: in una corrispondenza del 14 giugno 1940 informava che le dichiarazioni del Duce non avevano sollevato, tra la gente di Gorizia, «l’entusiasmo patriottico che si poteva sperare» . Nelle sue corrispondenze si definisce «non fascista«, convinto di aver agito solo in favore di quella Venezia Giulia italiana in cui si riconosceva. La doppia vita dello scrittore-spia raggiunse il suo punto di rottura alla fine del 1941, quando De Medici dovette riparare a Milano, probabilmente per il timore di essere stato scoperto. Morì nell’anonimato nel 1956 e fu sepolto nel cimitero di Como. —
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