Dalle collaborazioni con De Sica all’amicizia con Gina Lollobrigida, l'omaggio alla triestina Anna Gruber
Una mostra fotografica rende omaggio alla regista, nipote di Silvio Benco, che negli anni Sessanta fondò in città un’innovativa scuola di cinema, teatro e tv. Fu tra le prime ad importare dagli Usa i metodi Stanislavskij e Strasberg

Tanti anni di scuola fa, prima di Laura Samani e anche di Susanna Tamaro, c’è stata una triestina che ha calcato importanti set cinematografici italiani e internazionali dal lato creativo (regia, organizzazione), lasciando un segno nella storia culturale e teatrale di questa città. La sua è una famiglia illustre, ma lei finora è stata semidimenticata.
Dal lavoro con i grandi registi alla TCT
Stiamo parlando di Anna Gruber, nata a Trieste nel 1929 (e scomparsa nel 2000), primogenita di Carlo Gruber e Aurelia Benco, nipote di quel formidabile talent-scout della letteratura triestina (incoraggiò e fece scrivere per primo Saba, Svevo e Joyce) che era Silvio Benco, storico giornalista e critico de Il Piccolo.
Gruber è stata fra le prime donne registe diplomate (nel 1952) al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha vissuto a Roma firmando per il cinema cortometraggi e lungometraggi, lavorando con grandi maestri del cinema: registi del calibro di Vittorio De Sica, Alessandro Blasetti, Pietro Germi, Mario Soldati, René Clement e Martin Ritt, e produttori come De Laurentiis. Inoltre ha fondato a Trieste nel 1963 la “TCT Scuola dell’Attore” (dove la sigla sta per “Teatro, Cinema, Televisione”), realtà all’avanguardia che importava il metodo di recitazione di Stanislavskij e quello di Lee Strasberg all’Actors Studio di New York.

L’esposizione
Per ricordarla e conoscerla pienamente, arriva dal 29 agosto al 23 settembre (l’inaugurazione si terrà venerdì pomeriggio alle 18.30), nella Sala Veruda di Palazzo Costanzi, l’esposizione “Anna Gruber e l’Actors Studio di Trieste”. Realizzata dalla Casa del Cinema con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, insieme al Comune di Trieste e con il patrocinio del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Trieste, la mostra è nata da un’idea del regista Franco Però ed è curata dal docente Paolo Quazzolo con il coordinamento di Daniele Terzoli della Cappella Underground e allestimenti dello studio Basiq.
Il percorso espositivo è organizzato attorno ai documenti, alle fotografie e ai filmati custoditi a Trieste nel Fondo “Famiglie Benco e Gruber” della Biblioteca Civica A. Hortis - Archivio Diplomatico e Fondi Archivistici, con immagini dalle collezioni della Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte.
L’amore (tramandato) per il cinema
Ma quando era scoccata nell’animo di Anna Gruber la prima scintilla della passione per il cinema e la recitazione? Probabilmente già respirando l’aria di famiglia, avendo lei scritto nella biografia del nonno, che si affannava per star dietro alle prime visioni: «Gli orari degli spettacoli non sempre coincidevano con i momenti liberi dagli impegni di Benco, e non gli riesce di vedere tutti i film che vorrebbe. Le tre donne di casa, Delia, Aurelia e la nipotina Anna, frequentatrici assidue e appassionate, si incaricano di riferire dettagliatamente le loro impressioni».

La vera scoperta dei set cinematografici avviene però durante le riprese sul Carso del film di Luigi Zampa Cuori senza frontiere, uscito nel 1950, interpretato nientemeno che da una giovanissima Gina Lollobrigida, ospite a Trieste proprio della famiglia Gruber Benco.
Ma Gina e Anna si conoscevano già. Erano infatti “amiche di penna” da quando avevano nove anni, e avevano iniziato a scriversi grazie a un’inserzione apparsa su “Topolino”, come raccontato dalla stessa Gruber nel documentario di Orson Welles “Portrait of Gina” (1958).
Forse spinta o ispirata dall’amica Gina, Anna Gruber si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si diploma in regia nell’estate del 1952. Insieme ad altri ex studenti del Centro organizza nel 1953 a Roma il primo Actors Studio in lingua italiana, pur mantenendo sempre uno stretto legame con la sua città natale. Per l'ateneo triestino realizza nel 1955 il corto "Pagine d'Università", filmato ritrovato e presentato dall'ateneo di Trieste in occasione del centenario della fondazione.
La carriera sul set
Negli stessi anni inizia la sua carriera nel mondo del cinema professionale, collaborando in varie forme, con il ruolo di segretaria di edizione e spesso come aiuto-regista con importanti produzioni italiane e straniere a una quarantina di film con registi di chiara fama.
Nel dicembre del 1963, Anna Gruber fonda dunque a Trieste, al quarto piano di via Crispi 4, la Scuola dell’Attore. Come osserva il curatore della mostra Paolo Quazzolo, questa realtà può essere idealmente considerata la prosecuzione della “Scuola di Recitazione Silvio D’Amico” annessa al Teatro Stabile, che fu aperta fino al 1962, quando il Teatro Nuovo di via Giustiniano - prima sede dello Stabile - venne demolito.
Questo vuoto viene però colmato da Anna Gruber che, scrive Quazzolo, «volle dare vita a una scuola la quale, diversamente dalla “Silvio D’Amico”, intendeva forgiare professionisti capaci di calcare non solo i palcoscenici, ma anche i set cinematografici e televisivi».
Questa mostra ha dunque il merito di far scoprire un’altra emblematica figura di quella intrigante galleria di emancipate donne intellettuali e artiste triestine del dopoguerra del Novecento quali Anita Pittoni, Leonor Fini, Marion e Wanda Wulz, Ornella Volta, Miela Reina, Marina Apollonio, per ricordare solo alcune.
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