Francesco Guccini e il ricordo di Bologna, viaggio nel suo romanzo postumo tra osterie e memoria
Dalle case di tolleranza alla campagna d'Africa, così il “Maestrone” intreccia finzione, dialetto e storia popolare nel suo testamento letterario

«Però che Bohème confortevole giocata fra casa e osterie/ Quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie», cantava il “Maestrone”, Francesco Guccini. Quel clima accogliente, romantico, delle locande si percepisce con commozione nell’ultimo libro a cui stava lavorando negli scorsi mesi, prima di scomparire a Pavana, il 6 agosto, all’età di 86 anni.
“Calde le pere! Storia di un fiume e di una integerrima fanciulla” (Giunti, pp. 96, euro 14,90) si intitola l’ultima fatica del cantautore emiliano. Nato in quella Modena “piccola città”, che dopo tre mesi lo spinse via, l’autore rielabora nel volume il rapporto fra le strade, la memoria, i volti dell’adolescenza e con loro le bevute indimenticate.
Guccini torna alla Bologna popolare e minore, quella delle botteghe, dei mestieri scomparsi, delle osterie, dei mercati, dei dialetti e delle leggende di quartiere. Ma lo fa senza imbalsamare il passato: lo reinventa, lo interroga, lo trasforma in materia narrativa. Il punto di partenza è un misterioso “Brogliaccio”, raccolta disordinata di storie bolognesi legate alle case di tolleranza, ritrovata attraverso una catena quasi romanzesca di incontri e sparizioni. Da quelle carte nasce il titolo del libro, già irresistibilmente gucciniano.
Lisetta, il Reno e la campagna d’Africa
La storia che racchiude il cuore del testo appartiene a Lisetta, ragazza povera e apparentemente integerrima, figlia di Isolina e Fonso. Sullo sfondo l’Italia dell’agosto 1935, che si prepara al momento apicale della campagna d’Africa: ci sono le sanzioni, la miseria, il lavoro precario, la propaganda, ma soprattutto una “città dotta” concreta, odorosa, linguistica, fatta di oggetti e mestieri oggi scomparsi.
Il vero protagonista, però, è il Reno, ovvero l'unico personaggio del quale Guccini garantisce l'autenticità: tutti gli altri sono fantasmi ai quali lo scrittore attribuisce nomi, professioni e sembianze.
Il fiume diventa così il luogo nel quale la realtà scivola nella fantasia e la memoria individuale si trasforma in racconto collettivo. Non a caso, quando Lisetta si abbandona alle acque, il paesaggio assume una dimensione quasi incantata: colori, profumi, animali e suoni confluiscono in un unico «flusso magico di sensazioni».

L’invenzione che si avvicina alla verità
Il cantautore che ha vestito i panni dello scrittore elabora un testo che non è solo un romanzo comico e scanzonato, né una raccolta di memorie bolognesi. È un gioco letterario sulla possibilità stessa di raccontare il passato.
Guccini dichiara continuamente l'artificio, ammette le invenzioni, mette in dubbio la verità delle proprie ricostruzioni e così facendo prova ad avvicinarsi a una verità più autentica: quella della memoria, che non conserva i fatti come un archivio, ma li trasforma in voci, odori, parole, leggende.
Il dialetto non è un ornamento, ma una vera macchina narrativa: la lingua popolare conserva un mondo sociale, restituisce la mentalità di un'epoca, permette alla comicità di convivere con la malinconia. Il ciabattino che diventa solfanaio, il concialavéggi, le calotte lavorate all'uncinetto, le mistocchine, la mortadella, il Sangiovese: ogni dettaglio concorre a ricostruire una civiltà materiale che rischia di scomparire.
La comicità di Guccini è uno strumento per guardare il passato senza idealizzarlo. La miseria, il fascismo, l'ignoranza, i pregiudizi, la morale sessuale dell'epoca vengono attraversati con un'ironia che scompagina la solennità della storia, attraversata e reinterpretata.
Nel raccontare la Bologna degli anni Trenta, il cantautore predilige il territorio più ambiguo e fertile nel quale il documento si tramuta in leggenda, il ricordo si trasforma in racconto e la leggenda finisce per assumere la consistenza della verità. Ma proprio questa infedeltà al dato storico rappresenta una forma di fedeltà profonda a un piccolo mondo antico.
Letto dopo la morte di Guccini, incuriosisce ancor di più il malizioso quadretto pieno di sensualità d’antan, in cui l’autore si sarà divertito a recuperare dalle acque del Reno italico questa piccola gemma.
Riproduzione riservata © Il Piccolo










