Antonio Snider Pellegrini un geniale dilettante alla deriva

Marta Herzbruch



Davvero singolare la storia del triestino Antonio Snider Pellegrini (1802-1885), vulcanico affarista, sempre al limite del lecito, perseguitato dalla burocrazia asburgica, geniale dilettante in vari campi, non ultimo quello della geografia. La riscoperta di questo personaggio la cui vita ha contorni romanzeschi si deve a Giovanni Modaffari, autore del libro “La deriva di Antonio Snider Pellegrini” (Unicopli, Milano 2021 pp. 205, euro 17) che, oggi alle 17, sarà presentato al Berlam Coffee Tea & Cocktail del DoubleTree by Hilton (Piazza della Repubblica) con la partecipazione di Mick Walton. Attraverso le letture di alcuni brani del libro, verranno tratteggiati il profilo di quello che è forse uno dei personaggi più controversi della Trieste di primo '800, la sua avventurosa vita e le sue imprese cadute nell'oblio. L’ingresso è consentito previa prenotazione all’indirizzo laderivadisnider@gmail.com o contattando il 329-7845940. È richiesto il Green pass.

Giovanni Modaffari, geografo all’Università di Milano-Bicocca che si occupa delle esplorazioni nell’età moderna e contemporanea e di studi ambientali delle aree costiere, ha ricostruito la stupefacente esistenza di Antonio Snider Pellegrini - viaggiatore, uomo d'affari e collezionista – che a Trieste «a ventidue anni possedeva già cinque navi e un reddito annuo di ottantamila franchi».

Grazie a un’enorme mole di documenti e carteggi inediti rinvenuti in archivi e biblioteche europee e statunitensi, Modaffari ha riportato alla luce le vicende e le opere di questo amatoriale ed entusiasta precursore della teoria della deriva dei continenti, ovvero quell'incastro di tessere di puzzle che – come teorizzò Snider nel suo “La Création et ses mystères dévoilés” nel 1858 – si sarebbe creato dopo il Diluvio universale, col distacco dei continenti da una teorica unica piattaforma continentale originaria. Questo controverso triestino era dotato - a suo dire - di un'intelligenza che (a differenza dei suoi beni e del suo onore) l'Austria non era riuscita a rapirgli.

La sua storia inizia in un castello dell'Alvernia e si conclude sulle colline di Brooklyn, attraversando il globo ottocentesco in pieno fermento e una geografia che interseca innumerevoli storie: lo sviluppo della Trieste asburgica, la nascita delle Assicurazioni Generali, le peripezie di alcune famiglie dell'aristocrazia francese e armena, la colonizzazione del Texas, il taglio dell'istmo di Suez, le vicende di alcuni capolavori dell'arte europea; ma non solo.

Nei capitoli, che si avvicendano come tappe di una lunga e avventurosa rotta esistenziale, si rivela infatti anche il ruolo di Snider Pellegrini nei tumulti italiani degli anni 1848-1849 e nel salvataggio di Giuseppe Mazzini alla fine della Repubblica Romana.

Ciò che più stupisce nelle vicende giudiziarie triestine di Snider è l'immagine di un governo imperiale iniquo e corrotto, invidioso dei beni dei suoi sudditi e d'una burocrazia poliziesca pronta a derubarli alla prima occasione, usando ogni mezzo, anche accusando ricchi commercianti d'essere ladri di cavalli.

Costretto giovanissimo all'esilio, Snider covò per tutta la vita il suo odio per l'Austria e l'amaro ricordo dei torti subiti a Trieste. Questo libro è una doverosa, anche se tarda, compensazione. —

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