Ariella Reggio: «La vecchiaia è vita anche in “Un momento difficile”»

«Tempo fa mi piaceva dire che la vecchiaia è un male passeggero. Mi sembrava di essere spiritosa ma ora, che vecchia lo sono diventata, non lo penso più: la vecchiaia non è un male! Fa parte della vita ed è una ricchezza, purché non sia turbata da malattie e menomazioni, condanne terribili per sé e per chi ti sta vicino, piene di odio-amore in ugual misura. Come succede appunto in questo testo di Furio Bordon». Risponde da Genova Ariella Reggio, sempre con la consueta ironia, in procinto di raggiungere la sua Trieste per andare in scena con “Un momento difficile”, al Politeama Rossetti da martedì 26 febbraio al 3 marzo. Giovanni Anfuso dirige un cast dove oltre alla Reggio brilla anche Massimo Dapporto.
«Siamo quattro interpreti – racconta l’attrice – per questa nuova coproduzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia con lo Stabile di Catania, accolta benissimo in Sicilia dove ha esordito, come ha avuto un successone anche nelle altre piazze che abbiamo toccato, qui a Genova ma anche Torino, il Friuli, la Sicilia, Faenza. Massimo Dapporto non solo è un grande interprete ma anche una persona meravigliosa con cui lavorare, senza alcun tipo di divismo. Mi sono trovata ottimamente anche con il resto della compagnia, con Debora Bernardi che impersona me da giovane e Francesco Foti, mio marito mancato anni prima».
«Dapporto – continua Reggio – interpreta mio figlio: parte da lui questa storia poetica di Furio Bordon, autore meraviglioso che dobbiamo tenere in grande considerazione. Già sulla vecchiaia aveva scritto “Le Ultime Lune”, interpretato magistralmente da Mastroianni: la stranezza è che l’ha scritto quand’era ancora giovane. Intuizione? Sensibilità straordinaria? Io direi magnifica genialità».
Eclettica, l’attrice triestina si è vista recentemente al cinema in “Attenti al gorilla” con Frank Matano e in “Sono tornato” entrambi firmati da Luca Miniero, «uno dei pochi registi cinematografici che va a teatro, lo frequenta, dirige pièce. Mi ha pescato proprio così, venendo a vedere “Calendar Girls” a Firenze, e mi ha chiesto di fare un provino». Di “Un momento difficile” racconta che le è capitato di leggerlo già parecchi anni fa: «Ne sono rimasta incantata: perché Bordon trae questa immagine poetica che fa insieme ridere e commuovere per come mette a nudo le debolezze ma anche le sgradevolezze della vecchiaia. Racconta di un figlio non più giovane che per amore sta vicino alla madre malata di demenza senile e questo rapporto diventa di odio e amore perché non è ovviamente semplice accudire una persona che non è nel pieno delle sue facoltà mentali e in più ha anche un caratterino particolare». «C’è quindi - continua Reggio - questo vecchio che ridiventa bambino ricordando tutte le cose della sua infanzia, cose piccole, anche quelle che gli hanno fatto male: si parla di piccolezze, non di grandi sistemi ma son proprio quelle talvolta a ferire e rimanere. È quindi un ripercorrere la sua vita accudendo la madre, che non è una mammina adorabile e che è in condizioni disagiate, se la fa addosso, ha le sue manie: tutto ciò che comporta la malattia e la vecchiaia. Il bello è che c’è tanta ironia e si riesce persino a sorridere, ma poi ci si commuove. Tanti spettatori ci hanno detto che si sono ritrovati in quel rapporto familiare così ben delineato, emozionandosi: e quando un teatro commuove è vivo. E poi parla anche ai giovani, che non si pongono questi problemi». —
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