Azzurra D’Agostino debutta con un giardino di desideri



Basta dare un’occhiata a Google immagini per capire come il castello della Rocchetta Mattei, sull’Appennino tosco-emiliano, sia un luogo da favola, un palazzo che pare uscito da un incrocio tra Walt Disney e Gaudì. Ed è lì che Azzurra D’Agostino ambienta il suo esordio narrativo, un romanzo per ragazzi che di fatto potrebbe avere anche un suo pubblico adulto. Si intitola “Il giardino dei desideri” (DeA Planeta, pag. 238, euro 13,90) e inevitabilmente ci riporta alla Burnett, a quel “Giardino segreto” che diviene vero e proprio luogo di formazione.

Azzurra D’Agostino è poeta già riconosciuto, ha pubblicato diverse raccolte e testi in riviste nazionali, cosa che non si può ignorare nella sua scrittura in prosa. Va detto che ne “Il giardino dei desideri” le due forme si amalgamano senza limitarsi, mantenendo un timbro lineare senza crogiolarsi in metafore e turbamenti lirici. È il difetto dei poeti quello di trattare la prosa come la poesia, due generi che invece possono fondersi, senza divenire pagine fosche e ricercate, dove spesso si fatica a individuare una trama. Ma Azzurra appunto ha sempre avuto una scrittura limpida, equilibrata, un verso che, se anche visionario, si fonda sulla chiarezza, così come chiari sono i profili dei due protagonisti: lui è un ragazzino deluso e curioso, lei a scuola viene chiamata “la svitata” per un carattere più ombroso e frontale.

La loro amicizia segue il filo delle rispettive passioni, per lei l’astronomia, per lui sciogliere delle vicende misteriose che hanno luogo nella serra del castello. D’altra parte Davide abita nella dependance del palazzo della Rocchetta, luogo stravagante, ottima location per fantasmi o, come in questo caso, piante che si illuminano come fossero stelle. L’amicizia con Margherita nasce per tentare di risolvere il mistero. In mezzo c’è il passato oscuro dell’ultimo erede dei conti di Caramà e poi diverse ricerche scientifiche che naturalmente abbracciano (anche) il fantasy. Ma non è solo questo. Perché la storia è avvincente e declina in tutte le sue versioni una parola: desiderio. Quello che faranno i due ragazzi è proprio questo, far fiorire desideri, grazie a dei frammenti di stelle.

Oltre a ciò D’Agostino riesce a focalizzare dei problemi precisi, realistici. O almeno reali per il pubblico a cui si rivolge: soprattutto la fatica di vivere una vita decisa dagli adulti, anche e soprattutto nei risvolti affettivi, subire le scelte “pratiche” di chi non sempre tiene in considerazione il peso di una mancanza, come quella di una madre costretta a vivere lontano. O ancora il fallito riconoscimento da parte di un padre, insomma tutto ciò che implica il difficile rapporto tra genitori e figli. E intanto ci conduce nei risvolti mistery del romanzo, sbalzandoci da una scoperta all’altra, da un’emotività all’altra perché, come scrive l’autrice: «le grandi emozioni hanno sempre una temperatura diversa dal normale». —

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