Bentornato Graham Greene Tra le spy story c’è pure la Trieste del Dopoguerra di Scerbanenco

Bentornato Graham Greene. Adesso che Sellerio, con raffinata intelligenza editoriale, ha deciso di ripubblicare i romanzi d’uno dei maggiori autori del Novecento (Borges lo metteva accanto a Hemingway e Conrad), i lettori possono ritrovare o, i più giovani, scoprire, un autore che sa giocare con abilità sul registro della spy story e su quello dei delicati temi morali (con profonda attenzione ai dilemmi dell’essere cattolici), sul fascino dell’avventura e sulle inquietudini dei viaggi e delle storie d’amore.
Nelle robuste pagine de “Il console onorario” (pagg. 440, euro 15,00) tutto gira attorno a un rapimento per errore, quello d’un diplomatico britannico di basso profilo, Charley Fortnum, da parte d’una banda di ribelli paraguaiani che l’hanno scambiato per l’ambasciatore americano. Un errore che scivola verso il dramma. Di liberare Fortnum non importa a nessuno. Le diplomazie internazionali non lo considerano, i politici locali non ritengono d’aver motivo per trattare con i guerriglieri. Ma Fortnum - ecco il punto di Green - è innanzitutto “una persona”, prima ancora che un più o meno forte simbolo di poteri e interessi. E in suo soccorso si muovono gli abitanti d’una piccola comunità argentina, guidata dal medico Eduardo Parr, che l’hanno conosciuto e apprezzato. Come uomo, appunto. Da sottrarre “all’anticamera della morte”.
Dal Sud America a Berlino, luogo classico delle migliori spy stories, con “Quattro piccole ostriche” di Andrea Purgatori (HarperCollins, pagg. 352 euro 18,50). Atmosfera, intreccio narrativo, sfondo, sono nel corso della migliore tradizione di genere. Con una dimensione in più: un gusto tutto italiano per gli intrecci tra politica e affari, all’ombra di conflitti in cui valori e ideali cedono il posto al torbido degli interessi. Una ex spia della Stasi (i servizi segreti della Germania dell’Est) torna a Berlino, sulla scia d’una richiesta d’aiuto d’una antica collega e amante. Una rete di killer in sonno si risveglia, agli ordini d’un potente politico di Mosca. Il terrorismo islamico viene usato per confondere le acque. E alla fine... Non ci sono, distinti con chiarezza, buoni e cattivi. Ma nella nuova guerra fredda, i peggiori non la fanno franca facilmente.
Atmosfera da spy story pure in “Appuntamento a Trieste” di Giorgio Scerbanenco, un maestro del noir italiano, felicemente riscoperto da La nave di Teseo (pagg. 298, euro 17,00). Lo scenario è la Trieste del Dopoguerra, lacerata e ferita, sotto il controllo del Governo militare degli alleati, terra di confine con l’Est della Jugoslavia comunista. Il protagonista è Kirk Mesana, agente segreto americano, impegnato in un’operazione sotto copertura, ferito e fatto sparire, per salvargli la vita e non compromettere una delicata manovra di spionaggio. Una morte simulata. Una ragazza italiana, innamorata di Kirk, in cerca della verità. Un intreccio di giochi in cui le ragioni della politica s’impastano con traffici criminali. Fiducia è parola rara. Sicurezza, un’ambizione tradita, tra “seduzioni e inganni”. L’inquietudine alimenta misteri, in una città spazzata dal vento e dal dolore.
Ecco, il dolore. Che segna la vita dei protagonisti di “Alba nera” di Giancarlo De Cataldo (Rizzoli, pagg. 311, euro 19,00): Alba Doria, poliziotta intraprendente, dark e inquietante, Gianni Romani detto “il Biondo”, impulsivo e tormentato e Giannaldo Grassi, detto Sax, uomo dei servizi segreti, lucido e calcolatore. Sono amici dai tempi della scuola di polizia, “belli, giovani, spericolati, forti, invincibili. E stavano dalla parte giusta. Avrebbero difeso il mondo dal crimine, l’avrebbero salvato da se stesso, se necessario”. Le cose poi non vanno proprio così. I tre si perdono e si ritrovano, alle prese con delitti d’impronta sado-maso. E portano alla ribalta un mondo in cui s’intrecciano prostituzione, bande criminali slave, traffici di droga, intrighi da agenti segreti, misteri e appetiti politici. Sullo sfondo d’una Roma lacerata, cinica, dolente, s’impara faticosamente a fare i conti con “il vero potere ammantano d’ombra, che non sa che farsene dei riflettori”. —
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