Billia, nella squadra dell’archistar Chipperfield «Il Porto Vecchio deve custodire il suo spirito»

«Porto Vecchio dal punto di vista architettonico è un luogo fantastico. Bisogna assolutamente riuscire a restituirlo alla città, perché i triestini possano viverlo pienamente». A essere assolutamente convinto della centralità storica, urbanistica e architettonica di questa importantissima area del capoluogo giuliano è Cristiano Billia, giovane architetto triestino che da anni lavora nello studio dell’archistar britannica David Chipperfield. Impegnato a Venezia nel complesso lavoro di restauro delle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco, lo studio Chipperfield sta da quasi due anni ridefinendo gli spazi dello storico edificio di proprietà delle Assicurazioni Generali perché possa ospitare gli uffici internazionali della compagnia e The Human Safety Net, la rete globale umanitaria del gruppo. «Per questo importante edificio – ha precisato Billia – è stato fondamentale articolare un progetto che puntasse ad un equilibrio tra adeguamento funzionale e restauro della struttura storica. Come ha detto Chipperfield, siamo spinti dalla doppia ambizione di riunificare l’opera architettonica e l’identità dell’edificio come luogo di lavoro, incontro e dialogo per Venezia».
E prosegue: «Un po’ la stessa cosa dovrebbe accadere per Porto Vecchio. Da triestino - sottolinea Billia - penso che questo luogo eccezionale dovrebbe essere vissuto non solo di giorno, ma raccogliere funzioni e utilizzi per essere vissuto sempre. In sostanza dovrebbe diventare nuovamente una parte integrante della città. Quello che però è fondamentale in qualsiasi futuro progetto per quest’area, è che vengano mantenuti integri lo spirito e l’atmosfera portuale del luogo. Porto Vecchio un tempo è stato un grandissimo emporio, determinate per la storia di Trieste, per questo è radicato nel cuore della città. Dunque in un progetto generale di recupero, pur avendo nuove funzioni, nuova vita, dovrà mantenere questa atmosfera e questo spirito. L’architettura contemporanea – conclude Billia – deve leggere l’esistente, al limite reinterpretarlo, dandone però continuità, e Porto Vecchio, lo dico da triestino e da architetto, è un luogo che ha bisogno di mantenere assolutamente continuità di atmosfera».
Così mentre proseguono i lavori di realizzazione del nuovo Centro Congressi in vista dell’Esof 2020, l’attenzione sulla possibilità di un progetto complessivo per questa storica area portuale resta alta. A essere disponibili a progetti concreti e ben definiti sono proprio le Generali, che dopo il restauro di Palazzo Rosso, sede dell’Academy assicurativa del gruppo, sembrano aperte a nuove iniziative su Trieste. «Con tutta probabilità – spiega Aldo Mazzocco, amministratore delegato di Generali Investments – apriremo al pubblico Palazzo Rosso proprio in occasione della Barcolana. I triestini potranno vedere un restauro molto bello e filologico, realizzato dallo Studio Bellini di Milano. Abbiamo fatto in modo che fosse un luogo fruibile e anche parzialmente aperto al pubblico. Stiamo lavorando anche per inserire il simbolo delle Generali, il Leone, nel contesto di valorizzazione dell’immobile, ma di più non voglio dire: sarà una sorpresa! In generale penso che i palazzi non debbano restare chiusi, polverosi, ma debbano vivere e interagire con la città. Quanto a Porto Vecchio – continua Mazzocco – il pensiero di Generali c’è anche se restiamo in attesa che dal Comune vengano definiti progetti complessivi chiari e definitivi. È fondamentale che l’area ora sia tutta in mano all’amministrazione comunale, questo la rende molto più gestibile, ma sarà la città a decidere cosa farne. Noi siamo disponibili, come lo siamo in altre venti città europee, perché Trieste è dentro di noi, siamo legati a questa città e a questo luogo bellissimo. Per ora stiamo a guardare. Dopo tante false partenze, se un giorno ci fosse un progetto ben definito con dei ruoli finanziari molto precisi, potremmo essere della partita. Quindi non è escluso un nostro futuro interessamento».
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