Libri, incisioni, dipinti: il mondo d’arte a casa Giotti

Una mostra al Museo Lets di Trieste restituisce un affresco familiare in cui tutto era creatività 

Paolo Marcolin
Un primo piano di Virgilio Giotti
Un primo piano di Virgilio Giotti

C’è una porta, in via Lamarmora 34, che si apre da un secolo sull’immaginario triestino. Dietro quella soglia - oggi confusa tra i palazzi moderni della periferia - si è svolta, silenziosa e quotidiana, una delle storie creative più singolari del Novecento cittadino: la storia di una famiglia che ha vissuto l’arte non come eccezione, non come privilegio, ma come semplice modo di stare al mondo. Virgilio Giotti, la moglie Nina Schekotoff, il figlio Paolo Belli: tutti, senza eccezione, hanno scritto, inciso, dipinto, ritagliato, osservato, creato.

A restituire questa vicenda domestica e allo stesso tempo collettiva interviene la mostra “La nostra vita degna, nella casa umana”, che si inaugura mercoledì alle 17.30 al Museo LETS – Spazio Forum. Un progetto promosso dal Comune di Trieste e accompagnato dal volume omonimo pubblicato da Drogheria 28, la casa editrice di Simone Volpato. Il curatore Sergio Vatta ha riunito in un’unica esposizione una quarantina di opere provenienti da collezioni pubbliche e private: disegni, acquerelli, incisioni, fotografie d’epoca, documenti editoriali. Il risultato è un affresco familiare che racconta, più che tre artisti, un clima: la continuità tra la casa e l’atto creativo, tra affetto e mestiere, tra vita e rappresentazione; inoltre, per la prima volta viene presentato in modo unitario il laboratorio editoriale che Giotti aveva creato con l’amico Umberto Saba.

Il percorso si apre con Virgilio Giotti disegnatore. Le sue nature morte essenziali, le vedute toscane e triestine, gli interni raccolti, i ritratti dei bambini e di Nina restituiscono un mondo fatto di misura e silenzio. Nei suoi fogli, come nei suoi versi, tutto sembra dire che la bellezza non ha bisogno di grandi scenografie: basta una tazza, un fiore, una finestra che si apre su Rozzol o su San Felice a Ema.

La mostra dà quindi ampio spazio al Giotti creatore editoriale, grafico e decoratore nell’intenso sodalizio con Umberto Saba durante gli anni Venti. Si vedono il logo della Libreria Antica e Moderna, le copertine realizzate a tempera e acquerello, le rilegature minuziosamente decorate, i bozzetti, i piccoli fregi che accompagnavano le edizioni preziose destinate ai bibliofili. È un universo fatto di carte pregiate, di lavorazioni artigianali, di sperimentazioni grafiche che Saba - libraio e uomo di gusto - sapeva apprezzare e mettere in circolazione. Qui, per la prima volta, questo capitolo appare nella sua interezza: non più solo curiosità da specialisti, ma parte integrante della vita artistica di Giotti.

Il secondo movimento della mostra è dedicato a Paolo Belli, il figlio prediletto che Giotti educò personalmente, lontano dalle scuole del regime. Le sue vedute della Sacchetta, dei giardini pubblici, dei cavalli da tiro, dei carichi portuali, rivelano una Trieste popolare e minuta, osservata con amore e senza retorica. Sono lavori maturi nonostante la giovanissima età dell’autore, che nel 1943 scomparve sul fronte russo. In mostra compaiono anche le sue incisioni per l’Arrigoni, testimonianza di un talento già pronto per una carriera solida, poi spezzata dagli eventi.

Accanto ai due protagonisti noti, emerge finalmente anche Nina Schekotoff, moglie di Giotti e artista di rara delicatezza. I suoi acquerelli – frutta disposta su un piatto, fiori colti nell’ora di luce migliore, scorci della “casa alta” – risuonano come un controcanto femminile e luminoso. Per molti visitatori saranno una sorpresa: piccoli quadri che raccontano un’intimità domestica e una sensibilità vivace, filtrata da un’educazione russa che portava in sé un’altra tradizione figurativa.

Il volume pubblicato da Drogheria 28 (in vendita al prezzo di 20 euro) non è un semplice catalogo, ma una vera opera di ricostruzione storica e critica. Lo studio di Sergio Vatta ripercorre le tappe della vita figurativa dei tre artisti, contestualizza il loro rapporto con Trieste, con Firenze, con Saba, con gli amici intellettuali del tempo. Il contributo di Gabriella Norio approfondisce la dimensione educativa e affettiva dell’universo giottiano: i bambini come protagonisti poetici, la casa come luogo fondativo, le fiabe che Nina portava con sé dalla Russia, trasformate dal poeta in un immaginario nuovo, domestico e cosmopolita. Ne viene fuori una Trieste minuta, fatta di relazioni, case modeste e fortissime, amicizie letterarie, difficoltà economiche, educazioni anticonvenzionali, un’infanzia vissuta come risorsa morale e poetica. —

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