Blasco, cinquant’anni con il flauto «Passione nata al ricreatorio»

TRIESTE. Il 2019 è stato un anno speciale nella vita di Giorgio Blasco. Il flautista triestino ha celebrato infatti i 50 anni di attività musicale professionale: nel 1969 si diploma a pieni voti al conservatorio Tartini e da quel momento inizia la sua carriera. Ma quella del cinquantenario non è stata una celebrazione rivolta unicamente al passato, in quanto all’attivo del maestro, c’è stata una serie di eventi e concerti, primo fra tutti il “Trieste Flute Day”. Ufficialmente sono 50 gli anni dedicati alla musica, ma in realtà è da 60 che il flauto è entrato nella sua vita. E lo ha fatto in circostanze quasi casuali, nel lontano 1959: «Perché proprio il flauto? Siamo andati ad abitare vicino al ricreatorio Padovan, i miei mi ci hanno portato e mi hanno iscritto alla Banda ed è scattato l’amore per questo strumento». Finchè nel 1963 si iscrive al Tartini. «La mia più grande fortuna – spiega Blasco - è stata quella di trovare come docente Guido Novello, uno dei più importanti flautisti della sua generazione a livello internazionale». Studia con il non plus ultra dei docenti, da Libero Lana (Trio di Trieste, ndr), Giulio Viozzi, Mario Bugamelli, Vito Levi e Giorgio Brezigar. Anche durante il periodo militare Blasco suonerà il flauto, grazie all’inserimento nella Banda dell’Accademia Militare di Modena.
Dal 1973 al 2012 è titolare della Cattedra di flauto al Tartini e nel 1985 è nominato direttore del Conservatorio fino al 1997, momento in cui, «stanco della burocrazia legata al ruolo – spiega - ho deciso di ritornare a essere un musicista a tempo pieno». Blasco riprende quindi l’attività concertistica internazionale creando il Trieste Flute Ensemble, con l’organico a coprire tutte le voci flautistiche, dall’ottavino al flauto contrabbasso, e nel 2010 fonda la Trieste Flute Association. La sua lunga e prestigiosa attività concertistica lo ha portato a suonare ripetutamente con successo, sia come solista sia in formazioni cameristiche, nelle maggiori città italiane, in Europa, in Asia, Stati Uniti e Canada.
Negli anni Duemila inizia la sua attività di compositore e di arrangiatore e dà vita all’orchestra d’archi “Notre Dame Chapelle de Sion”. Noto anche per la sua attività musicologica, ha pubblicato alcuni libri di successo tra cui “La musica di Gengis Khan. Mongolia”. Nel ’97, quale riconoscimento per la lunga e prestigiosa carriera, ha ricevuto dal Comune il Sigillo trecentesco della città. —
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