Tra bobe, tare e Witz: Manna presenta l’Insultario triestino-italiano
Appuntamento venerdì 23 ottobre alle 18 alla libreria Lovat in viale XX settembre: presente l’autore Manna insieme a Paolo Stanese

L’offesa come motto di spirito, il Witz che non nasce sui banchi del liceo, ma magari al tornio di un apprendista meccanico, in officina, al bar o sul molo.
E ancora l’imprecazione e il modo di dire da cui affiora un’intera visione del mondo, ruvida, teatrale e spesso irresistibilmente comica. C’è questo e molto altro all’interno de L’insultario triestino-italiano scritto da Diego Manna che verrà presentato venerdì 23 ottobre alle 18 alla libreria Lovat in viale XX settembre alla presenza dell’autore insieme a Paolo Stanese.
Perché il triestino, si sam non è nato sotto una campana di vetro. È una lingua cresciuta in una città di confine e di porto. A Trieste le parole forestiere entrano, prendono due refoli di bora e poco dopo sembrano esser nate qua. Manna le cattura e le cataloga in un libro (in vendita anche in abbinamento al quotidiano Il Piccolo a 7,90 euro più il prezzo del giornale) irriverente e divertentissimo.
Della difesa della triestinità più verace e popolare, del resto, Manna - biologo, scrittore, ecologista, ciclista viaggiatore, editore, premiato a Roma in Campidoglio col secondo posto nazionale per la letteratura dialettale col libro "Polska... rivemo!" - ha fatto da anni un proprio cavallo di battaglia: lo dimostrano creazioni come la saga di Monon Behavior e manifestazioni ormai entrate nel calendario estivo cittadino, come la Rampigada Santa e l’Olimpiade dele Clanfe.
L’Insultario accoglie una galleria irresistibile di maschere triestine. La boba, per esempio, che nel dialetto e nell’immaginario popolare triestino indica un tipo umano di periferia: un bullo o “duro” di quartiere, dai modi grezzi, dal linguaggio triviale e dall’atteggiamento spaccone. Dopo la boba - notissima ormai quella de Borgo, macchietta portata alla popolarità dagli sketch di Flavio Furian -, ci sono poi altre figure, come la legera e la tara, di cui Manna mette in luce caratteristiche e differenze. Ma la lettura dell’Insultario, oltre a divertire, fa sorgere una domanda. Quanti dei termini raccolti sono ancora usati, e quanti lo saranno nei prossimi anni?
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