Se la vita è una sala d’aspetto in cui l’umanità chiede di entrare
Al Rossetti di Trieste da martedì a domenica 8 marzo lo spettacolo “Breve enciclopedia delle porte”

Un convulso e comico affresco prende vita, in un’immaginaria sala d’aspetto, nello spettacolo “Breve enciclopedia delle porte”, proposto alla Sala Bartoli, da martedì a domenica 8 marzo, dalla compagnia indipendente I Gordi. In un’ambientazione che diventa una sorta di scatola chiusa con perizia gli attori affrontano un continuo, rapido e preciso numero enorme di entrate e uscite in scena, impersonando il passaggio di tantissime figure umane.
I Gordi da oltre dieci anni sviluppano un loro teatro corale, fisico, legato alla poesia, al gesto, all’ironia e che supera le barriere linguistiche. E con questo lavoro teatrale hanno risposto alla chiamata di A.Artisti Associati – che produce lo spettacolo assieme al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia – sul tema del confine, in occasione di Go!2025. L’ideazione e la regia sono di Riccardo Pippa, la creazione collettiva e l’interpretazione di Cecilia Campani, Claudia Caldarano, Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti e Matteo Vitanza.
Le porte, sottolinea Pippa, sono attesa di un incontro, un esame, un permesso; sono coda, selezione, accoglienza ed esclusione e con questo spettacolo si vuole raccontare di quelle, reali o immaginarie, che segnano le nostre esistenze. La formazione teatrale, riconosciuta con il Premio Hystrio fra i gruppi più interessanti della scena nazionale e applaudita alla Biennale di Venezia, è composta da artisti tutti diplomati alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano.
Gordo in spagnolo significa grasso ed è qui un chiaro e affettuoso riferimento a quel loro comune e originario luogo di incontro, ma il nome con cui hanno scelto di identificarsi racchiude anche altri significati, come il richiamo a ingordi, per una vorace curiosità creativa.
La sala d’aspetto dell’”Enciclopedia delle porte” è una scatola magica, animata dagli interpreti in un virtuosismo fisico, comico, che per certi versi, pur senza averne l’estetica, è quasi una clownerie molto contemporanea. «Non c’è un vero e proprio protagonista – racconta ancora il regista – ma un personaggio incastrato in un contesto, con cui viviamo un’esperienza di smarrimento. È testimone di un’umanità che ha attorno a sé e che gli fa anche da specchio. Guida lo sguardo dello spettatore nel guazzabuglio, nel senso godereccio del termine, di figure che si avvicendano, tra continue entrate e uscite dalle porte». Figure che hanno una loro identità in virtù dell’azione principale che compiono, nell’immediatezza del loro passaggio.
Così come molto immediato è il codice che si innesca con il pubblico: bastano un oggetto, un tratto dell’abbigliamento, pochissime parole, legate alla situazione – formule linguistiche di prassi, come i numeri che vengono chiamati e brevi frasi di circostanza e cortesia – e il tutto è comprensibile senza barriere linguistiche. In modo molto analogico, con uno strumento classico, un mattoncino essenziale dei meccanismi scenici qual è la porta, I Gordi rappresentano, traducendolo attraverso il teatro fisico, qualcosa di molto attuale.
È un senso di spaesamento, l’essere sopraffatti dalla realtà, nel dover essere sempre reperibili, concitati, in tensione, in attesa osserva Riccardo Pippa – ed è anche la difficoltà nell’identificare, preservare un confine personale, la necessità di fermarsi, di porsi in ascolto di se stessi.
L’enciclopedia è una metafora del nostro modo di sentire la quotidianità, per il suo accumulo di informazioni e surreali accostamenti tragicomici. C’è un’ovvia dose di approssimazione, selezione, compromesso tra il mondo e un’enciclopedia, con il suo mero ordine alfabetico, così come tra noi e la società. E, nella scatola magica il nostro testimone non è un personaggio che, più di altri, subisce una situazione, che invece coinvolge tutti, anche coloro che quei numeri, nella sala d’aspetto, devono chiamarli».
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