“Cari compagni!” di Končalovskij nell’Urss che spara sugli operai

Beatrice Fiorentino

Unione Sovietica, 1° giugno 1962. Nella città di Novočerkassk 26 persone, operai delle fabbriche della zona perdono la vita in una protesta popolare repressa dall’esercito russo nel sangue. Altre 87 persone risultarono ferite. I tumulti furono la diretta conseguenza dell’aumento dei prezzi della carne e del burro, nonché le crescenti pressioni sui lavoratori al fine di incrementare la produttività industriale. L’insensato massacro fu poi abilmente insabbiato dall’allora segretario del partito comunista Nikita Krusciov. E neppure la riapertura dei fascicoli trenta anni dopo fu in grado di fare luce sui nomi dei responsabili, quasi tutti morti. A ricordare quei tragici eventi è l’ottantatreenne regista russo Andrej Končalovskij che, schivate abilmente le domande che riguardano invece il presente del suo paese con le altrettanto inquietanti ambiguità, risponde del suo ultimo film “Dear Comrades!” (Cari compagni!), in concorso alla 77.a Mostra di Arte Cinematografica di Venezia. Protagonista una donna, Lyudmila (Julia Vysotsakaya, moglie del regista), vicina al partito e fedele agli ideali dell’Unione Sovietica, costretta a rivedere le sue posizioni dopo aver assistito personalmente alla violenta repressione. Mentre attraversa la città sotto assedio in cerca della giovane figlia tra le fila dei contestatori, avrà modo di assistere coi propri occhi alle storture del regime. “Cari compagni!” - precisa Končalovskij presente al Lido - «non è un film sulle rivolte sociali, ma solo su un fatto storico. La storia, va detto, è un ciclo in cui tutto torna e non c’è sempre un miglioramento, ma alti e bassi. Una cosa è, però, certa: il potere ha un solo obiettivo: mantenere se stesso». Un film composto e canonico, classico, un dramma storico in un severo bianco e nero, da cui trasuda un’idea vagamente nostalgica del passato: «Stalin - ci tiene a dire il regista - oggi è percepito diversamente da come era allora, un po’ come accade a voi per Togliatti e Gramsci». Guardando al futuro, invece, il regista accarezza l’idea di un film sul lockdown in Russia per il quale sta già raccogliendo il materiale, mentre in questa pesante situazione pandemica teme per le sorti del teatro: «Il cinema alla fine ce la farà, al limite vedremo i film a letto, ma il teatro, quello no, non si può fare a casa». —

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