Carminati: «Il duetto padre e figlia un messaggio che mi commuove»

Reduce dalla trionfale tournée in Giappone dove ha diretto ‘La traviata’ il maestro Fabrizio Maria Carminati è nuovamente alle prese con un altro capolavoro verdiano come l’Aida, scelta per condividere insieme a ‘Turandot’ l’inaugurazione della nuova stagione lirica del Teatro Verdi. «L’Aida che faccio da molto tempo a questa parte – spiega il direttore – è rispettosa della partitura e delle indicazioni dell’autore e, allo stesso tempo, legata a una tradizione che è quella che accompagna quest’opera nel corso dei tempi in modo inderogabile ed è ben conosciuta dal pubblico».
Una scelta interpretativa condivisa anche dagli interpreti, che hanno seguito queste indicazioni, le hanno accettate e portate a compimento, in un’ottica di attenzione e rispetto. Poi nelle fasi di montaggio dell’opera il lavoro è stato quello di sempre. «Un’attenta e accurata osservazione dal parte dell’orchestra e del coro, sempre pronti - sottolinea Carminati – alle sollecitazioni che propongo, alla ricerca del colore e dei volumi, quell’attenzione che richiedo sempre a una compagine strumentale di altissimo livello qual è quella del Teatro Verdi».
Per certi aspetti ‘Aida’ è un’opera monumentale, dai grandi spazi e dai grandi movimenti della macchina musicale teatrale ma non mancano nemmeno i momenti più raccolti, legati all’intimità delle voci e al discorso tra i vari personaggi. Il rapporto padre/figlia, tutto ciò che riguarda il rapporto tra Aida e Radames e pure il rapporto conflittuale che Amneris ha sempre nel gioco di queste parti,«questo - continua Carminati - è un po’ il fil rouge della ricerca che abbiamo fatto. Una scelta sempre ampiamente condivisa dalle masse artistiche del Verdi, che stimo e apprezzo. Dopo tanti anni di lavoro insieme, spesso non c’è nemmeno bisogno di parlare, di chiedere a voce, tutti fanno direttamente ciò che auspico».
Per il direttore, Aida è così apprezzata che «non c’è una nota che non sia amata dal pubblico. Pagine meravigliose - sottolinea Carminati - e, tra queste, ce n’è una che tutte le volte mi commuove al pianto ovvero il duetto Amonasro-Aida, quando il re etiope con il suo canto intimo ricorda alla figlia la geografia dei luoghi dov’è nata e, allo stesso tempo, le passa quei messaggi eterni che ci sono nel rapporto padre-figlia e che si ripetono, non a caso, anche nel caso di Gilda eRigoletto. Secondo me questi sono i momenti più toccanti dell’opera, perché sono i più intimi i più veri e i più meravigliosamente scritti».
P.F.
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