Cento anni fa la nascita della “Shakespeare & Co.” la libreria che salvò Joyce

la ricorrenza
Il 5 gennaio 1921 James Joyce, ormai a Parigi e lontano da Trieste da circa un anno, scrive a Italo Svevo una lettera in parte in italiano e in parte in triestino, conservata al Museo Sveviano. In questa lettera gli annuncia di avere da poco terminato il XV episodio dell’Ulisse, e gli dice di non avere tempo per fare un salto a Trieste onde recuperare alcuni suoi scritti importanti che gli servono, scritti che ha lasciato nell’appartamento di via Sanità 2 (ora via Diaz), sua ultima residenza.
Gli chiede, pertanto, se può recuperarli per lui e gli spiega che si tratta di preziosi fogli contenuti in una sorta di “fagotto” del peso lordo approssimativo di 4,78 chili. E aggiunge: «La prego di farmi sapere se qualcuno della sua famiglia si propone di recarsi prossimamente a Parigi» onde recapitarglieli, la qual cosa sarebbe stata facilitata dall’acquisto di una valigia capiente, acquistabile «presso il negozio Greinitz Neffen, rente al “Piccolo”».
Cosa contenevano quei fogli? Beh…gli appunti che gli avrebbero permesso di portare a terminare la stesura dell’Ulisse (romanzo cominciato proprio a Trieste nel 1915 in via Bramante). E ciò sta a testimoniare che, in quei mesi, il suo capolavoro stava per essere definitivamente ultimato. Ma a questo punto si impone la ricerca di un editore. Cosa non facile. Quando scrive a Svevo, è da poco incappato in un grave incidente di pubblicazione. Negli Stati Uniti, infatti, un’anteprima del capitolo di “Nausicaa” (quello con la minuziosa descrizione delle mutande della giovane Gerty MacDowell offerte allo sguardo furtivo di Bloom) era uscita su “The Little Review”, causando la violenta reazione dell’Associazione americana per la soppressione del vizio, che intimò lo stop alla pubblicazione e sanzionò gli editori, Margaret Anderson e Jane Heap, con una multa di 100 dollari per oscenità.
Insomma, quando Joyce scrive a Svevo non ha la benché minima idea di come l’Ulisse potrà mai raggiungere i suoi lettori. Eppure, di lì a pochissimo, viene in suo soccorso Sylvia Beach, proprietaria della libreria parigina “Shakespeare & Co”, che gli propone la pubblicazione del romanzo in Francia, visto che non potrà esserlo nei paesi di lingua inglese. Ecco come ricorda Sylvia quel momento cruciale: «Joyce era abbandonato sopra un sedia nella mia piccola libreria e sospirava come non aveva mai fatto. Ma nel guardarlo mi balzò in testa un’idea, forse si poteva rimediare… Così gli dissi: “Non concederebbe alla “Shakespeare & Co.” l’onore di pubblicare il suo Ulisse?”». Si trattava indubbiamente di un’impresa quasi disperata, ma questa combattiva intellettuale nata in America ma trasferitasi in Francia ebbe indubbiamente il coraggio di rischiare la censura pur di puntare sul genio irlandese, di cui aveva però intuito la colossale carica dirompente in campo letterario.
La “Shakespeare & Co.” era nata da poco - cento anni fa, nel 1919 - quando Sylvia, seguendo l’esempio dell’amica Adrienne Monnier che reggeva la libreria “Maison des amis des livres”, decise di puntare su un negozio tutto suo, specializzato in letteratura anglo-americana. La prima sede era in rue Dupuytren 8, poi trasferita in rue de l’Odéon 12, di fronte a quella della Monnier, che sarebbe diventata la sua compagna per la vita. E, grazie anche a un nuovo sistema di prestito librario gratuito (una tessera permetteva lo scambio di libri), era cresciuta nel giro di pochi mesi. Così Sylvia si era ben inserita nell’ambiente parigino degli scrittori e degli artisti, che si facevano volentieri trovare da lei per un contatto diretto con i loro lettori. Sicché non era difficile incontrare alla “Shakespeare & Co.” personaggi come Hemingway, Scott Fitzgerald, Mina Loy, Djuna Barnes o Gertrude Stein. E, ovviamente, anche Joyce.
Il primo incontro fra i due, a dire il vero, era avvenuto solo sei mesi dopo l’apertura della libreria, durante un dinner party a casa di un artista, nel luglio 1920. Joyce aveva appena lasciato Trieste, da cui era partito solo un mese prima e non sapeva ancora che aveva di fronte il primo, temerario, editore del suo Ulisse.
Infatti l’opera uscì regolarmente, nella ricercatissima prima edizione artigianale con la copertina verde (recentemente venduta da Christie’s con dedica autografa per 460.000 dollari) nel febbraio 1922 (la scelta della data era legata alla nascita del suo autore).Certo che cento anni fa la “Shakespeare & Co.” non poteva avere la benché minima idea di quale valore (artistico e commerciale) stava pubblicando… Tant’è vero che l’impresa mandò la sua proprietaria sull’orlo del fallimento economico. E chi avrebbe mai potuto immaginare l’incredibile crescita del suo prezzo di mercato? Ma a Trieste, come la presero? Joyce si lamentò per la “micragnosità” dei triestini, dato che qui arrivarono solo due copie dell’Ulisse: una in omaggio al fratello Stanislaus e una, a pagamento su sottoscrizione, al Barone Ambrogio Ralli, cui aveva dato lezione. Pure, anche in questo caso fu un insuccesso: quella stessa copia, a distanza di anni, è stata battuta, sempre da Christie’s, ad un altissimo prezzo. E purtroppo aveva ancora le pagine da tagliare… —
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