Cercando Blaxon nell’oscurità

Giuliana Altamura pubblica con Marsilio “L’orizzonte della scomparsa”

di ALESSANDRO MEZZENA LONA

Speravamo fosse una nuova frontiera di libertà. Un mare grande, dove immergersi assieme a persone mai incontrate prima. Uno spazio dove, a dettare le regole, fosse solo il buonsenso, il rispetto dell’altro. Il desiderio forte di dimostrare che non servono ferrei diktat per comportarsi da persone civili. Ma sono bastati solo pochi anni per scoprire che la rete, il web, in realtà è solo un pozzo oscuro. Capace di raccogliere e diffondere le troppe contraddizioni di questo presente.

Tra i fantasmi del web si aggira uno dei romanzi più belli e perturbanti scritti da un autore italiano. E non può che far sussultare di gioia il cuore di chi ha amato “Corpi di gloria” scoprire che è proprio la sua autrice, Giuliana Altamura, a firmare “L’orizzonte della scomparsa”, pubblicato da Marsilio (pagg. 221, euro 17). Opera seconda, eppure già matura della narratrice nata a Bari, che vive tra Milano e Parigi e ha vinto il Premio Rapallo Carige Opera Prima.

Non aspettatevi un libro facile, di quelli da tenere sul comodino. Non illudetevi che “L’orizzonte della scomparsa” vi racconti qualche storiella consolatoria, di quelle che riempiono le classifiche dei romanzi più venduti. No, Giuliana Altamura si muove in ambienti claustrofobici, che a tratti sembrano illuminati dalla luce livida di film come “Neon demon” del regista danese Nicolkas Winding Refn. I suoi personaggi cercano uno spazio vitale in un mondo dove tutti sembrano disposti solo a inventare nuove trappole per gli altri.

Ci sono due personaggi attorno a cui ruota il romanzo. Christian è un pianista di grande talento, ma non riesce a dominare l’ansia quando si tratta di esibirsi in pubblico. Se poi, a competere con lui, sono i giovani più promettenti del momento, allora la febbre da prestazione sale ancora di qualche grado. Lana è una ragazza di Orlando capace di attirare su di sé gli occhi di chiunque si trovi nei paraggi. Eppure, nella realtà, non riesce a imbastire un rapporto amoroso che la soddisfi. Solo un misterioso personaggio la fa sognare. L’ha incontrato in rete, si chiama Blaxon, non rivela la propria identità ma promette di starle accanto.

Mentre Christian si prepara a suonare in uno dei più famosi concorsi per pianoforte di Montréal, Lana accetta di prendere parte a un reality riservato alle più fascinose modelle, in onda su Mtv da Parigi. E, a quel punto, le loro vite si intrecciano in qualche maniera. Perché il pianista comincia ad avere forti dubbi su un forum religioso, New Jerusalem, che sul web sarebbe manovrato da Blaxon in persona. E quell’arena virtuale in cui, in apparenza, prendono corpo discussioni assai pacate e profonde, sembra nascondere qualcosa di molto più inquietante. Una rete impalpabile capace di imbrigliare tutto. Di impossessarsi della vita delle persone, per non mollarle più.

Scendere nei meandri della rete significa trovare il coraggio, prima, di guardare dentro di sé. Per capire che cosa esattamente si sta cercando. Così Christian, mentre corre incontro a Lana, deve fare i conti con l’attrazione forte che prova per gli uomini. E per rapporti d’amore in cui la violenza, la degradazione, siano più presenti della dolcezza, dei sentimenti.

La storia si complica quando Christian scopre che New Jerusalem è un’invenzione ben più complessa di una semplice setta creata in rete. Immagini e citazioni sacre dal significato esoterico, infatti, sono solo esche buttate lì per attirare persone interessate. A che cosa? A una spiritualità che non ha connotati precisi. «Leggiamo testi sacri - rivelerà uno dei gestori del forum - studiamo e analizziamo i segni dei tempi, cerchiamo di tenere viva la comprensione del principio spirituale del cosmo». E Blaxon, in fondo, è soltanto uno di quelli che tirano i fili. Forse neanche il più importante.

Ma qual è l’obiettivo di tutto ciò? La risposta è nascosta nel mistero stesso della storia. Dove ogni cosa ha sempre un doppio fondo. Dove non esistono facili scorciatoie per arrivare a un finale compiuto. Perché Giuliana Altamura, come già si poteva intuire nei suoi “Corpi di gloria”, ama interrogare le inquietudini del nostro essere vivi in un tempo in cui il controllo delle menti sta diventando sempre più forte. Siamo personaggi ignari di una commedia che ci regala illusioni di libertà?

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