Chi ha ucciso il celebre autore di noir si saprà (forse) nella Cena con delitto

«Mai fidarsi di uno vestito di tweed! ». Se poi l’elegantone di turno è anche l’ ultimo degli investigatori gentiluomini , lento ma inesorabile osservatore della verità in mezzo a un manipolo di parenti-serpenti mendaci, è certo che nessuno di questi la passerà liscia. Il raffinato detective dal pesante accento americano del sud altri non è che l’iconico personaggio interpretato con divertito brio da un insolito Daniel Craig al centro dell’irresistibile mistery di Rian Johnson “Cena con delitto – Knives Out” : qui, dopo essersi confrontato con la fantascienza di” Looper” e addirittura con il mito fantasy per eccellenza di “Star Wars: gli ultimi Jedi”, il regista riscrive le regole del giallo attualizzandole al XXI secolo, esplorando le dinamiche familiari d’oggi di certa società americana facoltosa e razzista con sguardo critico non poco acuto e tagliente.
Ferita alla gola e coltello ancora in mano, la morte di un fortunato e ricco autore di noir (Plummer) sembra all’apparenza un semplice caso di suicidio. La festa per il raggiunto traguardo degli 85 anni pare essersi conclusa, quindi, nel più tragico dei modi. Ma davvero si tratta di un atto volontario? In casa prenderanno così il via le prime indagini: e se la magione, come afferma un poliziotto locale, «sembra la casa del Cluedo» – talmente ben concepita in scenografie e relative atmosfere da rappresentare essa stessa un personaggio – a passare alla graticola dei detective sarà la pletora di familiari del defunto. Un’umanità varia assai: c’è la primogenita, imprenditrice e donna d’acciaio (Lee Curtis), il marito fedifrago (Johnson), la pecora nera che non ha mai lavorato in vita sua (Evans), la ridicola guru del lifestyle (Colette), il fratello frustrato direttore della casa editrice di famiglia (Shannon), la giovane infermiera tanto apprezzata per la “stupefacente” etica professionale (de Armas, lanciatissima, presto anche nel nuovo 007), il nipote nazistello e avanti ancora. L’indagine prenderà, così, forma e sarà più tortuosa che mai: oltre la facciata amorevole e rispettabile, infatti, s’inizierà a intuire che ogni familiare o collaboratore domestico aveva in realtà una buona ragione per togliere di mezzo il patriarca.
Denso di intermezzi ironici – insuperabili le apparizioni della misteriosa mamma del defunto, di cui nessuno in famiglia conosce realmente l’età –, intrigante e moderno nel suo continuo snodarsi tra svolte non solo narrative ma anche stilistiche a dir poco imprevedibili – una su tutte, il flashback durante il lancio della moneta fatto dall’eccentrico detective –, “Cena con delitto” non segue una struttura tradizionale ma sorprende nel suo complesso intreccio drammaturgico assestando colpi di scena continui. Uno, poi, spiazza totalmente, facendo arrivare l’incredulo spettatore alla soluzione decisamente troppo in anticipo rispetto alla classica tabella di marcia. Ma nell’ottima sceneggiatura di Johnson non tutto quello che sembra è, e l’autore, oltre che scompaginare le carte supportato da un montaggio guizzante e dinamico che disorienta ulteriormente il pubblico, è molto abile nella fusione dei generi pur rimanendo nel solco della tradizione, prendendo a numi tutelari Alfred Hitchcock e Agatha Christie.
Il cast stellare fa il resto, sembrando addirittura divertito e lasciando l’impressione della concessione, da parte del regista, di un considerevole spazio all’improvvisazione, colto e risolto nella maniera più brillante possibile. –
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