Cinquant’anni di Giuliani nel mondo dall’Oceania alla Cina, verso il futuro

C’è un'altra Trieste, un’altra Gorizia, un’altra Venezia Giulia fuori dai confini della regione e dell’Italia. E’ formata dalle migliaia di giuliani che attualmente sono sparsi per il mondo. Una cifra che raggiunge il ragguardevole numero di 100, 150 mila persone, tra emigrati di prima generazione, i loro discendenti e i protagonisti della nuova emigrazione. Sono una parte di quanti nel corso di oltre un secolo, dalle prime emigrazioni in cerca di fortuna nelle miniere d’oro del Sudafrica o verso gli Stati Uniti e il Sudamerica, fino alle massicce partenze degli anni Cinquanta, lasciarono le coste giuliane e istriane.
Dagli anni Sessanta del secolo scorso, gli emigranti sentirono il bisogno di costituire, nei paesi che li accolsero, sodalizi e circoli nei quali ritrovarsi e preservare la loro lingua e la loro cultura. A questo vasto arcipelago si rivolge l’Associazione Giuliani nel Mondo, nata a Trieste nel 1970 per iniziativa dell’allora sindaco Marcello Spaccini. L’intento era quello di fungere da punto di riferimento e di raccordo tra la Venezia Giulia e i circoli di emigrati triestini, goriziani, bisiachi, istriani, fiumani e dalmati residenti nei vari continenti. Ora, in occasione del cinquantesimo anniversario della fondazione, l’Agm manda alle stampe due volumi; uno sulla storia dell’Associazione, ‘Mezzo secolo di vita dell’Associazione nel contesto dell’emigrazione giuliana’ (207 pagg., s.i.p.) e uno sulla storia dei circoli sparsi per i diversi continenti, ‘Ierimo, semo, saremo. Storie di 100 circoli e di migliaia di giuliani nel mondo’ (402 pagg., s.i.p.). Uno sforzo editoriale notevole e soprattutto un lavoro di ricerca lungo e difficile quello svolto da Eugenio Ambrosi, vicepresidente dell’Associazione. Dalle storiche mete dell’emigrazione come l’Oceania negli anni seguenti alla fine del Territorio Libero a quelle più recenti, come la Cina (è del 2010 la nascita del circolo giuliano, celebrata nel Caffè degli Specchi di Shanghai, sede del circolo) nel libro vengono censiti un centinaio di club, molti dei quali non più esistenti e dei quali si era persa la memoria. Ricco il materiale fotografico, che i circoli hanno messo a disposizione di Ambrosi, che ha compiuto un paziente scavo negli archivi dell’associazione tra bollettini, giornali e numeri del periodico dell’Agm ‘La Voce Giuliana’.
Ma l’Associazione non intende festeggiare il Cinquantesimo solo con lo sguardo rivolto al passato. Dario Locchi, presidente dei Giuliani nel Mondo dal 2005 sottolinea nell’introduzione al volume come “le comunità giuliane costituiscono anche una importante e preziosa risorsa per le relazioni e le iniziative di carattere culturale, artistico, scientifico, universitario ed economico che la regione Friuli Venezia Giulia intende sviluppare”. Comunità che si stanno rinnovando nel segno della nuova emigrazione, quella che viaggia con il trolley al posto della valigia di cartone e si sposta con voli low cost invece che con i treni e le navi della disperazione.
Eppure le situazioni dei nuovi emigrati non sono poi così radicalmente diverse da quelle del passato. Sono questi giovani, come quelli che animano il circolo di Londra, uno tra quelli di più recente istituzione, a interpretare le prospettive del futuro dei giuliani nel mondo. —
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