Dante Alighieri e la lunga avventura della Commedia

Si aprono sabato a Ravenna, con concerti e letture, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, le celebrazioni per i 700 anni della morte di Dante, avvenuta nella notte tra il 13 e 14 settembre 1321. Sono previsti, da qui al prossimo anno, convegni, commemorazioni e pubblicazioni, e intanto, già in questo 2020, era stato istituito dal Consiglio dei ministri il "Dante Dì" (il 25 marzo, considerato dai dantisti il giorno dell’anno in cui inizia il viaggio nell'aldilà della Divina Commedia). Per prepararci a questa importante ricorrenza, esce ora presso il Saggiatore un interessante saggio di Alberto Casadei: "Dante. Storia avventurosa della 'Divina Commedia' dalla selva oscura alla realtà aumentata" (pagg. 200, euro 18).
L'autore, professore di Letteratura italiana all'Università di Pisa, è uno dei massimi esperti dell'opera dell'Alighieri. Sulla base di alcuni importanti approfondimenti filologici, ha messo in discussione la paternità dantesca di alcune opere minori: dall'"Epistola a Cangrande" (almeno in parte) al "Fiore", dal "Roman de la Rose" alla "Quaestio de aqua et terra". E anche a proposito del lavoro maggiore, la "Commedia", Casadei tende a ricollocare la composizione dei diversi canti secondo una cronologia diversa da quella comunemente sostenuta dagli esperti. Prima dell'esilio da Firenze (la cui sentenza risale al 10 marzo 1302), Dante avrebbe composto soltanto i primi 4 canti dell'"Inferno", e non i primi 7, come affermato da Boccaccio nel "Trattalello in laude di Dante". Casadei ritiene inoltre che l'inizio della composizione del poema coincida con l'inizio del viaggio immaginario di Dante nell'oltretomba.
Casadei legge la "Divina Commedia" con la sensibilità di un interprete contemporaneo: operazione lecita nella misura in cui i classici sono quei libri che si offrono nuovi, potenzialmente carichi di ulteriori significati, a ogni lettura che, nel corso del tempo, si affianca alle precedenti. Per esempio, lo studioso mostra come la costruzione narrativa dantesca abbia molti addentellati con le tecniche romanzesche moderne e addirittura con quelle della cinematografia contemporanea: un racconto che si svela a tappe e con artifici molto efficaci per passare da una sequenza a un'altra. Casadei fa anche riferimento alle categorie di "realtà aumentata" e di "realtà virtuale" per inquadrare i modi geniali con cui Dante riesce a dar voce all'inesprimibile, cioè a raccontare in parole un mondo, quello dell'aldilà, che è altro rispetto a quello della nostra esperienza terrena. La "realtà aumentata" è una realtà integrata rispetto ai sensi, e Dante la mette in atto senza peraltro poter disporre degli artifici consentiti oggi dalle tecnologie elettroniche. Lo fa con una materia apparentemente molto più semplice, ma in verità foriera di notevoli possibilità per chi sappia usarla in modo profondo e non banale, vale a dire la lingua italiana.
«Ci sono molti motivi - scrive Casadei - per cui la "Divina Commedia" non risponde alla nostra condizione socioculturale, difende e addirittura impone verità che non ci sembrano più tali, e certamente spesso non è di facile decifrazione. Eppure, si tratta forse dell'opera che, come poche altre, ormai attraversa tutte le culture, viene tradotta, citata, riscritta in Europa come negli Stati Uniti o in Giappone o in Africa». Se questo accade, ci saranno dei motivi. L'avvincente saggio di Casadei ci aiuta a scoprirli. —
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