David Quammen e il virus «Lo aspettavamo, e adesso arriva una nuova specie»

Lo scrittore che aveva previsto il Covid 19 nel suo nuovo libro affronta il tema del “trasferimento genico  orizzontale”

Mary B. Tolusso / pordenone

Lo conosciamo tutti David Quammen, aveva già profetizzato il Covid annunciando nel suo “Spillover” il salto di specie del coronavirus dagli animali all’uomo: «Non sono stato un profeta – ha confidato all’incontro di Pordenonelegge – gli scienziati avevano già annunciato 10, 15 anni fa una grande pandemia, avevano individuato il Coronavirus e anche la zona di provenienza. Io li ho ascoltati e non ho fatto altro che trascrivere questa loro teoria. Sono stati ascoltati anche dalle istituzioni sanitarie, che a loro volta si sono rivolte ai politici ed è qui il difetto. I politici non li hanno ascoltati perché i costi di organizzazione erano troppo alti. Così ora abbiamo pagato il doppio in termini di vite, di perdite economiche, di socialità». Ciò che Quammen ha sottolineato ieri in collegamento con Pordenonelegge è inoltre come siano due i misteri davanti a una pandemia: qual è l’animale che ospitava il virus prima e come sia avvenuto il contagio: «Per la prima questione la risposta è sempre diversa, può essere un uccello, una mucca o un pipistrello. Sul come è certo che il contagio avviene perché c’è stato un contatto tra l’uomo e gli animali selvatici, l’uomo li ha disturbati, cacciati, mangiati. Noi lo facciamo per avere più risorse, ma così facendo arriviamo anche ai virus, facciamo tutti parte della stessa famiglia animale».

Concetto puntualizzato da San Francesco, ma anche da Darwin: «Noi facciamo parte della natura e ne condividiamo anche le malattie». La speranza, secondo lo scienziato e dopo la terribile esperienza pandemica, è che i politici ascoltino di più la scienza: «Perché è certo che se i politici avessero ascoltato gli uomini di scienza 15 anni fa, non ci saremmo trovati davanti a questa tragedia, né come perdite umane, né come costi, né come socialità». La sua esplorazione continua con “L’albero intricato” (Adelphi), introdotto da Alberto Garlini. Un libro sostenuto da un nuovo concetto di sintesi genetica: «Il trasferimento genico orizzontale», dice lo scrittore. «Tutto parte da quell’albero della vita che risale a Darwin. L’immagine mostra due arti quali simbolo dell’origine comune della vita. I due arti rappresentano da una parte il regno dei batteri, dall’altro le forme di vita più complesse, animali, piante e funghi». Di fatto c’è un terzo arto che ci propone Quammen, una scoperta di Carl Woese, il biologo statunitense noto soprattutto per aver definito nel 1977 l’esistenza del dominio degli Archea, organismi in precedenza considerati parte dei batteri. Woese riuscì a sequenziare il genoma: «Grazie alle scoperte di Woese c’è un terzo regno nell’albero della vita, un terzo gruppo di creature microbiche che assomigliano ai batteri, in realtà molto più complesse e per genoma più vicine a noi umani». Una scoperta che ha rivoluzionato e costretto a ripensare al trasferimento genetico, non più considerato solo verticalmente, per discendenza: «Ma anche orizzontalmente. Un attraversamento della specie in senso anche laterale, che la scuola neo-darwiniana credeva impossibile». È il motivo per cui «siamo creature composite» e nel nostro Dna sono presenti tracce di specie diversa, animale certo, ma anche felci primordiali e dna virale, Insomma siamo figli della contaminazione. —

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