Diana Höbel: «Raccontiamo di quando Italo sognava di fare il grande industriale»
l’intervista
«Dev'esserci nel mio cervello qualche ruota che non sa cessare di fare quei romanzi che nessuno volle leggere, e si ribella e gira vertiginosamente, te presente e te assente». Acuto, caustico, spietato verso se stesso, Italo Svevo scrive così alla moglie Livia mentre è a Murano a lavorare per il cognato. Saranno proprio quelle epistole così brillanti e rivelatrici al centro di "Buon Compleanno Svevo", l'omaggio che ogni anno il Museo Sveviano dedica allo scrittore nell'anniversario della nascita. Nasceva il 19 dicembre di 160 anni fa, Ettore Schmitz, e sarà celebrato nella giornata di domani attraverso tre momenti diversi. Ad Alessandro Mezzena Lona i compito di aprire l'omaggio presentando alle 11 all'Auditorium del Museo Revoltella il suo nuovo libro "L'amore danza sull'abisso", protagonista un inedito Svevo in veste gialla nei panni di un distratto ma geniale detective. A dialogare con l'autore, Sergia Adamo dell'ateneo triestino e il responsabile del Museo Sveviano, Riccardo Cepach, curatore anche della mostra che s'inaugurerà alle 15 al museo di via Madonna del mare 13. Omaggio che sarà letterario, espositivo ma anche teatrale: alle 17, all'Auditorium del Revoltella, Diana Höbel sarà in scena insieme a Luciano Roman e, al pianoforte, Claudio Rastelli. Al centro, le lettere e due novelle inedite, più un frammento "intruso" di cui lei stessa ci parla.
«Non è una messa in scena - precisa l'attrice, che cura anche drammaturgia e regia -: i nostri saranno piuttosto interventi recitati che inframmezzeranno i discorsi di Riccardo Cepach e Simone Ticciati (curatore della nuova edizione delle "Lettere" sveviane ndr.), a sottolineare quanto intrigante risulti questa scrittura di Svevo nelle epistole». «Una delle lettere che leggeremo io e Luciano Roman - sottolinea Höbel - è del 1900, scritta mentre Svevo lavora come industriale, spesso a Murano, e dove racconta di un immaginario successo che fantastica: sogna di diventare un importante industriale in Francia e da qui partono una serie di immagini divertenti di grandezza sulle quali fa autoironia». Questo ci racconta che la sua immaginazione, come lui stesso dice, negli anni in cui è costretto al lavoro nella fabbrica di vernici del suocero a Murano, è più viva che mai. Nella nostra drammaturgia, perciò, tocchiamo anche una parte degli inediti che sono le "Novelle muranesi" dove emerge come la vita che Svevo lì conduce traspaia nei personaggi che descrive nelle novelle e come la sua esistenza sia sempre collegata con il suo mondo immaginario e viceversa».
A sorpresa, non mancherà un frammento da "Esuli", testo teatrale di Joyce. «È lui l'"intruso". L'abbiamo scelto - spiega - non solo perché Svevo stesso commenta lo spettacolo che è andato a vedere, ma anche per la tematica trattata: una sorta di triangolo amoroso vero o presunto che ci rimanda alla gelosia di Svevo nei confronti della moglie e della quale lui stesso tratta nelle lettere». Profondo il lavoro con la musica, usata in maniera diegetica come narrazione: «Le musiche originali di Claudio Rastelli - sottolinea l'autrice - ci han permesso di lavorare, e non solo per "Esuli", impostando la scena come una sorta di melodramma la cui espressività è carica proprio come accade nell'iperespressività dei film muti. Una musica, quindi, che accentua e esaspera le azioni verbali, anche in omaggio a Joyce e ai suoi vani tentativi di aprire una sala cinematografica, e che ancora una volta Svevo commenta in un'epistola». —
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