Dodici lettere da The Leading Guy intanto va in tour al fianco di Elisa

Esce oggi il nuovo lavoro di Simone Zampieri, cantautore triestino d’adozione. Il 31 maggio al Rossetti con l’artista monfalconese e alla Feltrinelli con l’album

TRIESTE «Il silenzio discografico degli ultimi quattro anni è stato essenziale per capire che strada prendere e finalmente posso condividere "Twelve Letters". Non volevo fare un disco solo per riempire un vuoto, avevo bisogno di evolvermi e a mio parere qualcosa è cambiato. Il primo, "Memorandum", è stato un disco in cui parlavo a me stesso mentre "Twelve Letters" ha uno slancio all'esterno, un'energia e forse una speranza che non credevo di possedere. Ho coinvolto molti musicisti e vorrei coinvolgere anche le persone che lo sentiranno. Vorrei fosse ascoltato con la stessa pazienza con cui si leggevano, un tempo, le lettere».

Simone Zampieri, in arte The Leading Guy, cantautore bellunese ma triestino d'adozione, così descrive il suo secondo album in uscita oggi per Sony Music Italy. Dodici lettere scritte "a cuore aperto", rivolte a persone vive o che non ci sono più, a seconda del destinatario cambia il registro stilistico e varia l'umore, mantenendo la costante del pop-folk con incursioni nel rock che rende The Leading Guy internazionale nel sound.

Nell'attesa dell'uscita ha interagito con il pubblico utilizzando i social, coinvolgendolo in maniera creativa. Continuerà a farlo?

«La mia natura e il mio istinto mi porterebbero lontano dai social network e per molto tempo li ho usati con il contagocce. Di norma se non ho nulla da dire non mi sforzo di inventarmi qualcosa per "essere social". In questo periodo però le cose da comunicare erano molte e i social sono uno strumento essenziale per arrivare al maggior numero di persone. Ho cercato di dare spazio alla creatività di chi mi segue con delle iniziative che spingessero le persone oltre al semplice Like e non mi hanno deluso. In futuro chissà, per ora torno sul palco, dove sono più a mio agio».

Per tutto il mese aprirà i concerti di Elisa. Una grande soddisfazione...

«È stata una cosa molto spontanea e per questo ancora più bella. Ho conosciuto Andrea Rigonat, suo chitarrista e marito, a un concorso musicale in cui entrambi eravamo giudici. Qualche tempo dopo ho semplicemente chiesto se ci fosse la possibilità di accompagnare Elisa in giro per l'Italia. Lui le ha fatto sentire le mie canzoni, le sono piaciute. Sarò con lei in tour da oggi al 31 maggio nei principali teatri italiani. Mi aspetto innanzitutto di "imparare" quello che un'artista come lei può insegnare. Sarà un mese impegnativo ma non vedo l'ora di cominciare. Contemporaneamente promuoverò il mio disco con delle presentazioni nelle librerie».

Per la prima volta si è cimentato con un pezzo in italiano, nel tributo a De André "Faber Nostrum". Come è andata?

«Ora che il disco è uscito, sono felice. Ho ricevuto molti messaggi che mi hanno sorpreso in positivo. Quando mi hanno proposto di partecipare il primo pensiero è stato quello di rifiutare. Non avendo mai cantato in italiano mi sembrava una cosa folle e presuntuosa cominciare con De André. L'aiuto del produttore Taketo Gohara e dei musicisti che mi hanno accompagnato è stato essenziale per sentirmi a mio agio in un momento di grande insicurezza e timore. Durante le registrazioni fingevamo che quel brano non fosse di De André, ma di uno qualunque. Solo così sono riuscito a portare a termine "Se ti tagliassero a pezzetti"».

A Trieste il 31 maggio un doppio appuntamento.

«Sarà l'ultimo giorno insieme ad Elisa e fortunatamente lo passerò nella mia città. Alla Feltrinelli alle 17.30 ci sarà la possibilità di incontrare chiunque voglia venire a salutarmi e a conoscere il mio "Twelve Letters". Al Rossetti, alle 21, ci sarà la tappa finale del tour in apertura a Elisa e prevedo una grande festa. In questo Trieste non delude mai».

Da giugno in poi?

«Dopo una piccola pausa credo partirò per un mini tour all'estero. A ottobre sarò sicuramente nei principali club italiani. Dopo molto tempo passato in compagnia della mia chitarra era ora di cambiare. Sto allestendo uno show a band completa che non vedo l'ora di farvi sentire». —


 

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