Donnafugata, il regno incantato del barone e dei suoi discendenti



È il 23 aprile 1895 e, a due passi da Ragusa, “il sole brilla di una luce fulminante” mentre, a Palazzo Donnafugata, “la festa di San Giorgio ha perso negli anni il suo aspetto religioso ed è diventata un espediente per ricevere, brindare, festeggiare e aprire la vita al lieto periodo che precede l’estate”. Ma questa primavera è diversa dalle altre, e diverse si preannunciano le prossime stagioni. Dipende da quanto si senta che un passato, già vissuto, si possa o meno, e ancora, raddrizzare.

È appena arrivato in libreria “Donnafugata”, (Baldini+Castoldi, pagg. 208, 16 euro), romanzo di Costanza DiQuattro le cui vicende abbracciano la Sicilia e circa un terzo dell'Ottocento. La forma narrativa è quasi quella di un diario privato, ma in terza persona, e, tra salti avanti e indietro, si compone un più ampio ritratto.

Dalla soglia delle prime righe ci si è immersi in un mondo, seguendo il corteo del Patrono. Fedelissimi muscoli sotto sforzo, popolo che trova il modo di campare, assetato di benedizioni, dettagli negli umori di strada tra i suoni di una banda vivace quanto il suo allegro disaccordo. Ma è il preambolo sulla porta di un universo più intimo, quello del nobile Corrado Arezzo De Spucches (1824 – 1895). Uomo di studi e politico, “barone per caso, ricco per uno strano scherzo del destino, raffinato intellettuale per sua volontà, potente per capacità personali e censo, uomo infelice per colpa del destino” come sottolinea nella prefazione Giuseppina Torregrossa. Le sue vicende si ricomporranno, in un flusso ordinato eppure irregolare dei ricordi, dall'infanzia, sotto l'ala della nutrice, poi studente a Palermo, nei suoi entusiasmi rivoluzionari, sino al cammino nella maturità incarnando il ruolo di marito, padre, nonno, oltre che di uomo paternalmente legato alla propria terra e alle persone che la compongono.

Il feudo di Donnafugata era stato acquistato nella metà del '600 dagli avi del barone e costui ne farà “il suo mondo, quel piccolo mondo che aveva deciso di rendersi incantato. La sua prigione, il suo volontario esilio, la sua protezione dalla vita”.

L'autrice, nata a Ragusa nel 1986, è direttore artistico, dal 2010, assieme alla sorella Vicky, del teatro “Donnafugata”, teatro di famiglia restituito alla fruizione del pubblico dopo anni di restauri. Ama raccontare e far vivere, non solo in scrittura, luoghi che hanno trasmesso e riverberato emozioni in chi li ha abitati, e le trasmettono oggi a chi li scopre. Luoghi in cui vicende private escono dai bauli del “proprio” intersecandosi ad altri piani temporali e si ampliano nel flusso degli incontri e del cambiamento. Nel 2019 sempre per “Baldini + Castoldi” ha pubblicato “La mia casa di Montalbano”, viaggio dentro e fuori le stanze della casa di villeggiatura di famiglia, prima che facessero spazio al set televisivo ispirato ai romanzi di Andrea Camilleri. Qui il viaggio è quello del barone, intersecato negli affetti ad altri percorsi, in prevalenza femminili. A parlare è comunque, innanzitutto, la sua voce, emotivamente intensa anche nei silenzi forzati, mai banale pure fra riti e consuetudini ripetute, e salendo “come sempre” i gradini del Palazzo. —

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