Elias Lapia sulle nuove Rotte del Jazz «A Trieste porto il mio Acid Sound»

l’intervista
Il trio del sassofonista vincitore del Premio Internazionale Massimo Urbani 2019 e un progetto che vede protagonisti alcuni dei musicisti più interessanti e originali del nordest. L'edizione 2020 della rassegna "Le nuove Rotte del Jazz" promossa dal Circolo Controtempo propone quest'anno due appuntamenti all'Auditorium del Museo Revoltella a Trieste. Giunta alla diciottesima edizione, la manifestazione dedicata alle nuove sonorità jazz e ai giovani artisti prevede due concerti a ingresso gratuito (ma, in considerazione della capienza limitata della sala per le norme anti Covid è consigliata la prenotazione) per favorire - spiegano gli organizzatori - la partecipazione di un pubblico giovane. Rinviato al 1° ottobre l’appuntamento (inizialmente in programma l'11 settembre) con il progetto Kora (Giacomo Zanus, chitarra, Giorgio Pacorig, piano, Marco D'Orlando, batteria e Mattia Magatelli, contrabbasso), si parte giovedì 24 alle 20.30 con il trio composto dal sassofonista Elias Lapia che salirà sul palco assieme a Salvatore Maltana e Adam Pache. Il trio, formatosi in seguito alla registrazione del cd "The Acid Sound”, in uscita per l’etichetta Emme Record Label, esegue un repertorio originale che attraversa il periodo compositivo vissuto dal sassofonista a Parigi e L'Aia. Le radici del sound di Maltana - contrabbassista che ha preso parte al disco - e Pache - batterista australiano che oggi vive a Roma e accompagna alcuni dei più grandi nomi del jazz italiano - affondano nello swing americano, con una forte connotazione blues. Il concerto è realizzato in collaborazione con I-Jazz e con il sostegno di Nuovo Imaie.
«A Trieste - anticipa il musicista laureato in Olanda e che progetta di trasferirsi a Roma - eseguiremo parte del disco, costituito da mie composizioni originali e un paio di standard. Questa formazione, come pure il quartetto del disco - prosegue il sassofonista sardo - è caratterizzata da un dna fortemente jazz, dove però l'aspetto creativo e l'improvvisazione sono sempre presenti assieme a uno swing trascinante ed energetico che lascia spazio a una grande gamma di idee».
Il Premio Urbani le ha cambiato la vita?
«È stato un bel trampolino di lancio: venivo da un periodo in cui, vivendo all'estero da 5 anni, in Francia e Olanda, ero un po' fuori dal giro italiano, ma il riconoscimento è stato una bomba e mi ha permesso di ottenere molta più visibiltà. Il mio nome è apparso su alcune delle più importanti riviste di settore, hanno cominciato a chiamarmi in molti chiedendomi di tenere concerti e adesso il mio nome è una garanzia».
Cosa le ha lasciato l'esperienza all'estero?
«Tante cose, perché sono stato esposto a multipli contesti, a situazioni estremamente disparate: mi ha permesso di attingere a più fonti e stimoli che hanno accresciuto il mio vocabolario in modo esponenziale. L'esperienza in Olanda è stata fondamentale: ho potuto studiare con John Ruocco, uno strumentista pazzesco che mi ha aperto prospettive nuove ed è come se mi avesse fatto pigiare sull'acceleratore».
E' la prima volta che suona a Trieste. Cosa si aspetta da questa serata?
«Di divertirmi tanto: è quello che succede ogni volta che salgo sul palco, specie con questo trio». —
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