Zoe, L’ultimo schiaffo e il corto Luna: il cinema Fvg sbarca a Los Angeles
Al Chinese Theatre le opere di Emanuela Galliussi e di Dean Ronalds, di Matteo Oleotto e Aurora Ovan

Italiani in America. Gente del nostro cinema a Los Angeles, un inchino all’arte di un Paese che eccelle da secoli. Ultimamente meno, ma ci teniamo in forma.
Un “Italia Film Festival” che da qualche giorno carica pellicole nostrane sul proiettore: l’abbrivio l’ha dato Monica Guerritore con la sua “Anna”, una dedica speciale alla Magnani.
Ci sarà del Friuli in tutto questo. Che si farà onore al Chinese Theatre di Hollywood, un tempio di fascino e piuttosto glamour. Scopriamo subito i titoli: “Zoe” dell’udinese Emanuela Galliussi e di Dean Ronalds, “L’ultimo schiaffo” di Matteo Oleotto e “Luna” di Aurora Ovan.
«Saremo al Chinese Theatre, capisce? La mecca hollywoodiana, una leva simbolica e mediatica di primo livello», racconta con entusiasmo Galliussi, sceneggiatrice, regista, assieme al marito Dean, e protagonista di un film che contempla il coraggio di uscire dai binari esistenziali per abbracciare l’avventura. Vera o provocata, fa lo stesso.
«Saremo sul grande schermo venerdì 13, subito dopo la pellicola di Oleotto — spiega Emanuela — in un luogo che visitai appena arrivata a New York mai pensando di ritornarci con un qualcosa di mio. Reggerò l’emozione? Lo spero».
“Zoe” gode di fondali internazionali, ma pure Udine apre e chiude la storia offrendo l’architettura del centro storico. Un’avventura ancora in corso…
«Abbiamo debuttato a dicembre al “Capri Hollywood” di Pascal Vicedomini. Il film lo spedimmo senza aspettative, però ci dissero okay, andrete in onda. Wow! “Zoe” è risultato il film più visto dietro a “Una battaglia dopo l’altra” con Leonardo Di Caprio. Non ci volevamo credere. Un esito buono può favorirne un altro. E così siamo volati a LA».
Da un progetto diciamo indie fino al circuito internazionale. Un salto triplo, verrebbe da dire.
«A quanto pare sì, grazie a una serie di unicità: una donna al centro della vicenda, la gestione di un tono leggero ed evasivo nato come risposta al post-Covid e un messaggio universale tipo amare ed essere amati. Detto questo vedremo sfilare le eccellenze italiane: Valentino e Armani, la retrospettiva su Bertolucci e la presenza di Franco Nero. Tutto ciò amplia la reputazione di una narrativa Friuli-Udine, che esalta il vivere e il creare lontano dalle metropoli. Mi farebbe piacere ricordare la collaborazione con Madama Dorè, che aggiunge identità territoriale e continuità d’immagine sul red carpet».
Un pensiero sulla sua Zoe?
«La vita è il viaggio e non la destinazione. Non è importante dove arrivi, ma continuare l’evoluzione. Imparare che una volta giunti alla meta ci sarà un’altra montagna da scalare e poi un’altra ancora e il tuo zaino diventerà sempre più pieno di esperienze. Cadi e ti rialzi, ricadrai e ti rialzerai ancora ed è questo il messaggio di Zoe. Vivendo in questo momento in America ti rendi conto di quanto poco importa che lingua parli, dove vivi e quali sono il tuo orientamento sessuale e la tua religione: alla fine siamo esseri umani accomunati da voler amare ed essere amati».
Che aria si respira in questi giorni negli States?
«La gente è incazzata e preoccupata. Persino i repubblicani più moderati cominciano a vedere in Trump un pazzo. I partiti stavolta non c’entrano».
Lei Emanuela è nata a Udine, ma ha il passaporto americano
«Amo la mia città e la vivo meravigliosamente bene. Altrettanto fantastici sono stati i miei dodici anni a New York, nella city dei sognatori dove tutto è possibile. Se lavori molto. A quel tempo c’era Obama e respiravamo un’aria di libertà, di giustizia, di speranza. Ora quei principi non li percepisco più».
Che cosa sogna dunque adesso?
«Premetto di essere una donna vulcanica: ho mille idee e mille cose da fare. Dal mio ufficio, però, ogni tanto vedo una signora che cura l’orto. Ecco, a quello punterò un giorno perché quel gesto mi infonde pace».
Che serata vivrà venerdì?
«Molto fashion e con abbondanza di lustrini che danno l’idea di un divertissement davvero speciale».
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