La Section Küstenland, pionieri di monti e grotte
La XXX Ottobre pubblica un volume sulla sezione del Deutschen Alpenverein che nell’Ottocento anticipò di decenni i sodalizi italiani e sloveni di Trieste

Prima della Società Alpina delle Giulie, c’era la Section Küstenland del DÖAV. La storia della prima associazione alpinistica dell’Alto Adriatico riemerge dallo strato di bitume a cui l’aveva condannata il nazionalismo italiano successivo alla prima guerra mondiale grazie alla pubblicazione del volume “Cronache della Section Küstenland 1873 – 1892” a cura dell’Associazione XXX Ottobre Sezione del CAI – Trieste. Il volume, pubblicato con una collaborazione della Regione Friuli Venezia Giulia, il Comune di Trieste, l’Alpenverein Innsbruck, il CAT sezione di Gorizia, l’Università di Trieste e l’Associazione Italia-Austria sezione Friuli Venezia Giulia, tratteggia la storia di una delle tante, vivaci, realtà culturali della Trieste asburgica, annientata dalla Katastrophe della prima guerra mondiale.

La presentazione si terrà venerdì pomeriggio, alle 17. 30, al Circolo della Stampa; il libro non sarà in vendita nelle librerie, ma verrà distribuito dalla XXX Ottobre, specie nell’ambito degli scambi tra associazioni e sezioni CAI “sorelle”.
Seguiranno poi ulteriori presentazioni in Friuli Venezia Giulia e in generale nei territori mitteleuropei dove la Sezione operava un tempo.
Il corpo centrale dell’opera si compone di un’imponente traduzione inedita dal tedesco della pubblicazione della Section relativa ai primi vent’anni di attività sociale, la “Chronik”: anno dopo anno, statuto dopo statuto, il lettore si addentra in un mondo familiare eppure estraneo popolato di una realtà multiculturale e sovranazionale dove il reale “collante” era la passione per la scienza e il gusto per l’esplorazione tra l’infinitamente alto delle Alpi e i neri abissi sotterranei del Carso. Una prefazione di Luciano Santin specifica, a questo proposito, caratteristiche e scelte dietro questa edizione di gusto filologico a cui si aggiunge, nella postfazione, un’interessante collezione di testi e articoli che delineano il martirio della Section col passaggio all’Italia, tra cavilli burocratici e intimidazioni fasciste.
La “Chronik” esordisce con la nascita dell’associazione negli ambienti fumosi della Birreria Dreher: è il dicembre del 1872 e, dietro impulso dell’allora Segretario delle finanze, il Barone Carl von Czoernig, si sceglie di formalizzare la “cerchia di amici” nel perimetro di un’associazione riconosciuta, configurandola come una Section del Deutschen Alpenverein.
Se oggigiorno l’associazionismo sportivo si è rinchiuso nel ghetto di una singola disciplina, di una sola attività, all’epoca questo genere di club era sempre eclettico, mescolando interessi culturali, sportivi e scientifici. La Section non si differenzia in tal senso dall’associazionismo sportivo italiano e sloveno a Trieste: dal Club Touristi Triestini allo Slovensko Planinsko Društvo, dalla Società Alpina delle Giulie al Circolo Hades.
Però, similmente a quanto era avvenuto con le società ginniche e nautiche, la Section li precede tutti, li anticipa di diversi decenni. I tedeschi ebbero pertanto a Trieste un ruolo di apripista per l’associazionismo: e l’accezione germanica non è casuale, perché appaiono numerosi i tedeschi provenienti proprio dalla neo fondata Germania, spesso veterani del conflitto franco-prussiano. E nel contempo, similmente al Club Touristi Triestini, l’identità tedesca non era ancora esclusivista, allargandosi alla borghesia liberale triestina al di là delle lingue e delle appartenenze etniche. Già nel 1874, ad esempio, il «cavalier Muzio de Tommasini» venne nominato «Presidente onorario a vita della Sezione» in virtù degli «oltre cinquant’anni di lavoro scientifico nel nostro campo». Il positivismo vittoriano è pertanto un formidabile coagulo di menti, travalicando le beghe nazionali: anche Marchesetti, ad esempio, collaborava volentieri con la Section, decifrando i ritrovamenti «di vite umane ormai scomparse, di sofferenze e di lotte per un’esistenza misera» presso la Grotta Tominz.
Dopo aver rifiutato, già nei primi anni, l’ideale dell’alpinismo come sport («Vogliamo coltivare e curare l’alpinismo, ma non lo sport alpino», declamava nel 1883 il Barone Carl von Czoernig), la Section presto abbandonò le vette a favore della speleologia, all’epoca ancora poco battuta. Con l’eccezione delle imprese di Julius Kugy, socio della Section, rimarrà questa l’attività pionieristica per eccellenza: ogni grotta veniva non solo esplorata, ma analizzata con piglio di scienziato, rilevando temperatura, venti, minerali e resti archeologici. Sempre la Sezione, similmente a quanto aveva fatto il CTT con la Grotta Gigante, attrezzò con grande dispendio di energie le Grotte di San Canziano, rendendole visitabili fino alla sesta cascata. Parallelamente l’esplorazione delle Grotte, esordita a metà Ottocento all’interno della ricerca dell’acqua per l’approvvigionamento cittadino, proseguì fino alla diciottesima cascata con l’attiva collaborazione dei contadini sloveni locali, a cui i soci resero sempre omaggio.
L’elemento tutt’oggi di maggiore attualità rimane, scorrendo il testo, quest’idea di un’unica macroregione adriatica, dall’Austria alla Croazia: come osserva Luciano Santin «una concezione dell’Alpe-Adria in anticipo di un buon secolo sui tempi, prospettiva poi distrutta dalle guerre e dai nuovi confini armati». —
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