Eugenio Allegri «Novecento sono io E che soddisfazione gli applausi a Londra»

l’intervistaÈ in viaggio da quasi 25 anni, ed è un vero e proprio cult della scena italiana: “Novecento” di Alessandro Baricco, interpretato da Eugenio Allegri per la regia di Gabriele Vacis, approda...

l’intervista



È in viaggio da quasi 25 anni, ed è un vero e proprio cult della scena italiana: “Novecento” di Alessandro Baricco, interpretato da Eugenio Allegri per la regia di Gabriele Vacis, approda in Friuli Venezia Giulia con tre date: domani a Palmanova (al teatro Modena) e il 28 e 29 al Comunale di Monfalcone. Collaudata dal tempo e dalle repliche, la vicenda leggendaria del grande pianista jazz Danny Boodman T. D. Lemon Novecento, che vive in simbiosi con il transatlantico sul quale è nato e cresciuto, incapace di staccarsene, è diventata un classico.

Dopo aver incantato oltre duecentomila spettatori, Eugenio Allegri torna nei panni del suo emozionante alter-ego, quel “pianista sull’oceano” che è stato creato proprio per lui dalla penna di Baricco nel lontano 1993 e che ha ispirato anche il regista Tornatore. «Novecento sono io» afferma Allegri. «Non sono certo l’unico ad averlo interpretato, ma mi appartiene e l’ho fatto mio. Non potevo non appropriarmi di una tale eccellenza».

La pioggia è un comune denominatore di “Novecento”: sotto un temporale Baricco le diede da leggere per la prima volta il testo del monologo e sotto la pioggia si sono tenute le prove generali prima del debutto ad Asti nell’estate del ’94. Che ricordo ha di quei momenti?

«Un ricordo vivido e intenso. La prima lettura fu straordinaria: il testo arrivò in due tranche e già la prima parte andava ben oltre le aspettative. La seconda, poi, era addirittura superiore per livello di poesia. C’è stato quindi il debutto, che andò per fortuna benissimo e ci diede un senso di conquista: eravamo riusciti a restituire la bellezza del testo in scena. Risultava, come diciamo noi piemontesi, un lavoro fatto bene. La pioggia è tornata in moltissime repliche, che iniziavano col bel tempo e si concludevano con un temporale. Parecchi anni fa, in Campiello Pisani a Venezia, verso la fine dello spettacolo potevo solo io veder arrivare alle spalle degli ignari spettatori un temporale che avrebbe fatto piazza pulita di tutto l’allestimento: divertente e terrificante allo stesso tempo».

Lo spettacolo è frutto di un sodalizio tra tre artisti (Allegri, Baricco e Vacis, ndr) che dura da tempo e che ha dato vita a tanti progetti. Cosa vi lega oltre al fatto di essere tutti di Torino?

«Tutti e tre tifiamo per il Toro e per questo abbiamo un grande senso dell’ironia! Battute a parte, penso che ci accomuni un certo sguardo verso il mondo, un tratto ludico comune che si ritrova anche nel testo e nella storia. Molti si stupiscono di quanto si rida durante lo spettacolo: anche il finale risulta, più che tragico, gioioso».

Come è cambiato il pubblico di “Novecento” negli anni?

«In quest’ultima ripresa dello spettacolo registro un pubblico nuovo. Molti vengono a vederlo per la prima volta, con un’attenzione diversa, cogliendo nuovi aspetti del testo. Io continuo, anche dopo tanti anni, ad affinare lo spettacolo, con sfumature di movimenti, voce e corpo, cercando nuove evocazioni con lo spazio in cui mi trovo a recitare e ascoltando, come se avessi delle antenne, gli spettatori. D’altra parte, un monologo si fa con la tacita ma attiva interazione del pubblico».

In questi anni avrà raccolto tante storie e tanti aneddoti...

«Mi piace ricordare agli esordi il primo fotografo di scena, con cui in seguito siamo diventati grandi amici: aveva scattato tutte le foto dello spettacolo, ma a un certo punto si sedette, posò la macchina e si mise anche lui solo ad ascoltare per potersi godere pienamente il monologo finale. Così non ho mai avuto le foto della fine dello spettacolo! Poi c’è il fatto curioso di molti spettatori che sono tornati a vederlo più volte, portandosi sempre dietro qualche amico. Fino ad arrivare allo scorso agosto, a Londra: il pubblico inglese, dopo un quarto d’ora, ha abbandonato i sovratitoli per seguirmi direttamente in originale e premiarmi poi con una splendida standing ovation. Conquistare anche il pubblico del Paese di Shakespeare e di Chaplin è stata una bella soddisfazione». —





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