Ferragamo visto da Guadagnino la storia del “ciabattino dei sogni”

VENEZIA

Quella di Salvatore Ferragamo, il grande designer di scarpe, è la favola moderna di un talento precocissimo. Nato nel 1898 in una famiglia di contadini dell’Irpinia, a dieci anni sapeva già realizzare un’intera calzatura da solo, a dodici anni aveva aperto la sua prima attività nel paese d’origine, a sedici emigrava in California dove divenne in breve il creatore di scarpe per i grandi film e le star di Hollywood. A raccontare alla Mostra di Venezia la sua incredibile avventura nella moda, finita troppo presto con la morte nel 1960, è il documentario “Salvatore–The Shoemaker of Dreams” firmato da Luca Guadagnino. Il film, che uscirà al cinema nel 2021, riunisce un’eccezionale quantità di testimonianze e materiali su Ferragamo, partendo dalla sua famiglia: la moglie Wanda, che oggi ha 98 anni, e alcuni dei sei figli e nipoti che portano avanti il celeberrimo marchio e la sua storica sede di Firenze.

Tutti concordano: l’eredità del nonno è ancora presente, come le conseguenze del suo ingegno. Ferragamo infatti innovò per sempre il mondo della calzatura con un’intuizione geniale: abbinare l’estetica alla comodità. Lo fece studiando anatomia negli Stati Uniti, capendo la struttura del piede e brevettando, a partire dagli anni ’20, soluzioni geniali per sostenere l’arco plantare e salvaguardare l’equilibrio perfetto, anche su tacchi altissimi. A plaudire i suoi avveniristici modelli, tra i quali la “scarpa invisibile” fatta solo di fili di nylon e le tante zeppe inventate su materiali diversi, sono nel film i grandi designer calzaturieri di oggi come Manolo Blahnik e Christian Louboutin.

Ferragamo non fu solo un eccezionale “self made man”, capace di accordare arte, artigianato e spirito imprenditoriale, ma anche un creativo che traeva idee dalle difficoltà: durante gli anni ’30, quando nell’Italia fascista si faticava a trovare i materiali per le scarpe, fu lui a inventare le zeppe di sughero e rafia. Fra i personaggi interrogati da Guadagnino c’è anche Martin Scorsese che ricorda il rapporto di Ferragamo con il cinema: calzò Lillian Gish, Pola Negri, Mary Pickford, Douglas Fairbanks, Sophia Loren, Audrey Hepburn. L’incontro tra Guadagnino, da sempre innamorato della moda, e il mondo Ferragamo avrebbe fatto aspettare qualcosa di più dal documentario, che rimane piuttosto canonico. Dal Lido il regista annuncia però una bella notizia: il suo più grande successo, “Chiamami col tuo nome”, avrà un seguito al quale Guadagnino sta già lavorando. —

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