All’Antico Caffè San Marco di Trieste le prime opere di Franz Kafka
La casa editrice Palingenia annuncia la presentazione dell’esordio letterario “Contemplazione” e “La Sentenza”, il primo vero racconto dello scrittore praghese

Giovedì alle 18 all’Antico Caffè San Marco di Trieste la casa editrice Palingenia annuncia la presentazione di Contemplazione, il folgorante esordio letterario di Franz Kafka e La Sentenza, il primo vero racconto dello scrittore praghese, nucleo magmatico da cui è germinata l’intera sua opera letteraria. Sono i primi tasselli del progetto di pubblicazione di tutte le opere di Kafka in ordine cronologico e in versione bilingue.
Partecipano all’appuntamento il direttore editoriale della casa editrice Giancarlo Maggiulli e il giornalista e scrittore Alessandro Mezzena Lona. Durante l’incontro gli interventi si alterneranno alla lettura bilingue in tedesco e in italiano di alcuni brani tratti dai due volumi, con le voci di Matthias Bauhuf, docente presso la Scuola tedesca di Milano, e Marina Mander, scrittrice.
Quando, nel dicembre 1912, appare “Contemplazione” (testo a fronte, pp. 144, 25 euro), il primo libro del ventinovenne Franz Kafka, non è solo l’abnorme dimensione dei caratteri – voluta dall’autore – a impressionare i lettori come qualcosa di inusitato, perché le brevi, a volte brevissime prose che lo compongono, sottraendosi a qualsiasi definizione, sono come stranianti quadri poetici in cui c’è già tutta l’originalità e la potenza dell’opera di Kafka, condensata in una scrittura tesa, abbagliante. È una scrittura-confessione, una scrittura a suo modo impudica per troppo mettersi a nudo, una scrittura visionaria capace di scardinare sintassi, logica e l’idea stessa di letteratura, che pure in quegli anni si sta aprendo, con esiti anche dirompenti, allo sperimentale e alla rottura con la tradizione. Ma la voce di Kafka, già allora, brilla altissima nella sua unicità.
Scritto «tutto d’un fiato» nell’arco di una notte, tra il 22 e il 23 settembre 1912, «dopo una domenica tanto infelice da urlare», “La sentenza” (testo a fronte, pp. 112, 24 euro) è di fatto il primo vero racconto di Kafka – e quello a lui più caro, dato alla luce come in «un vero e proprio parto», in un accesso di furore creativo: «Non riuscivo quasi a estrarre da sotto la scrivania le gambe irrigidite a forza di stare seduto. Sforzo spaventoso e gioia nel vedere la storia che evolveva davanti a me come se io procedessi nell’acqua. Più volte, questa notte, ho portato il mio peso sulle spalle. Tutto si può osare … Solo così si può scrivere, solo in una simile continuità, con questa totale apertura del corpo e dell’anima».
Parole eloquenti, quelle che Kafka consegnò a un suo quaderno di appunti, perché dimostrano che nella «storia» del giovane Georg Bendemann, trascinato in un fatale confronto con il padre, pulsa il nucleo magmatico, abissale, da cui è germinata l’intera sua opera letteraria. Storia che, pur innervata da «un’intima verità» (come ebbe a dire ancora Kafka), si sottrae, a dispetto dei molti esegeti, a qualsiasi interpretazione univoca.
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