All’Antico Caffè San Marco di Trieste le prime opere di Franz Kafka

La casa editrice Palingenia annuncia la presentazione dell’esordio letterario “Contemplazione” e “La Sentenza”, il primo vero racconto dello scrittore praghese

Franz Kafka (1883-1924)
Franz Kafka (1883-1924)

Giovedì alle 18 all’Antico Caffè San Marco di Trieste la casa editrice Palingenia annuncia la presentazione di Contemplazione, il folgorante esordio letterario di Franz Kafka e La Sentenza, il primo vero racconto dello scrittore praghese, nucleo magmatico da cui è germinata l’intera sua opera letteraria. Sono i primi tasselli del progetto di pubblicazione di tutte le opere di Kafka in ordine cronologico e in versione bilingue.

Partecipano all’appuntamento il direttore editoriale della casa editrice Giancarlo Maggiulli e il giornalista e scrittore Alessandro Mezzena Lona. Durante l’incontro gli interventi si alterneranno alla lettura bilingue in tedesco e in italiano di alcuni brani tratti dai due volumi, con le voci di Matthias Bauhuf, docente presso la Scuola tedesca di Milano, e Marina Mander, scrittrice.

Quando, nel dicembre 1912, appare “Contemplazione” (testo a fronte, pp. 144, 25 euro), il primo libro del ventinovenne Franz Kafka, non è solo l’abnorme dimensione dei caratteri – voluta dall’autore – a impressionare i lettori come qualcosa di inusitato, perché le brevi, a volte brevissime prose che lo compongono, sottraendosi a qualsiasi definizione, sono come stranianti quadri poetici in cui c’è già tutta l’originalità e la potenza dell’opera di Kafka, condensata in una scrittura tesa, abbagliante. È una scrittura-confessione, una scrittura a suo modo impudica per troppo mettersi a nudo, una scrittura visionaria capace di scardinare sintassi, logica e l’idea stessa di letteratura, che pure in quegli anni si sta aprendo, con esiti anche dirompenti, allo sperimentale e alla rottura con la tradizione. Ma la voce di Kafka, già allora, brilla altissima nella sua unicità.

Scritto «tutto d’un fiato» nell’arco di una notte, tra il 22 e il 23 settembre 1912, «dopo una domenica tanto infelice da urlare», “La sentenza” (testo a fronte, pp. 112, 24 euro) è di fatto il primo vero racconto di Kafka – e quello a lui più caro, dato alla luce come in «un vero e proprio parto», in un accesso di furore creativo: «Non riuscivo quasi a estrarre da sotto la scrivania le gambe irrigidite a forza di stare seduto. Sforzo spaventoso e gioia nel vedere la storia che evolveva davanti a me come se io procedessi nell’acqua. Più volte, questa notte, ho portato il mio peso sulle spalle. Tutto si può osare … Solo così si può scrivere, solo in una simile continuità, con questa totale apertura del corpo e dell’anima».

Parole eloquenti, quelle che Kafka consegnò a un suo quaderno di appunti, perché dimostrano che nella «storia» del giovane Georg Bendemann, trascinato in un fatale confronto con il padre, pulsa il nucleo magmatico, abissale, da cui è germinata l’intera sua opera letteraria. Storia che, pur innervata da «un’intima verità» (come ebbe a dire ancora Kafka), si sottrae, a dispetto dei molti esegeti, a qualsiasi interpretazione univoca.

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