Friuli, Irpinia, il mar della Cina le opere di “Zorro” Zamberletti

A due anni dalla morte  del padre della Protezione Civile esce un libro sulla sua vita e l’impegno nelle emergenze come il sisma del 1976



Esce a due anni dalla morte, la biografia di Giuseppe Zamberletti, fondatore della Protezione Civile, politico di lungo corso (sette legislature), uno degli ultimi democristiani. Ne è autore il giornalista varesino Gianni Spartà con Lorenzo Alessandrini, funzionario della Protezione Civile, custode dell’archivio delle memorie scritte e registrate dell’ex ministro scomparso.

“La luna sulle ali” (Pietro Macchione Editore, pagg. 216, euro 20) si apre con uno ricordo di Sergio Mattarella, che prende a prestito proprio le parole di Giuseppe Zamberletti, quando terminò il suo mandato di commissario in Friuli il 30 aprile del 1977: “Un popolo non muore con il crollo delle case, resta vivo per i valori che ha nell’anima”.

Prosegue il presidente Mattarella: “Del personaggio si ricorda il tratto cordiale, qualità riconosciuta della sua personalità, la capacità di dialogo, la naturale disposizione a servire le istituzioni e la comunità. Le esperienze di soccorso e di ricostruzione seguite ai terribili terremoti del Friuli e dell’Irpinia, la straordinaria impresa del salvataggio dei boat-people vietnamiti profughi nel mar della Cina, calamità che Zamberletti affrontò da commissario, portarono Governo e Parlamento a dotare il Paese di una struttura in grado di intervenire nelle emergenze con professionalità e tecnologie adeguate, mettendo in campo un’organizzazione efficiente, divenuta sempre più struttura d’eccellenza, capace di coinvolgere e valorizzare il contributo del volontariato”, scrive di Zamberletti il capo dello Stato. “La Repubblica gli è grata per ciò che egli ha saputo dare alla comunità”.

Davvero importanti le opere di Zorro (così era conosciuti sulla rete dei radioamatori). Nel mare della Cina ce lo mandò con tre navi della Marina militare italiana Giulio Andreotti, presidente del Consiglio, su insistenza della Conferenza del vescovi italiani. Vagavano alla deriva su barcacce migliaia di migliaia di vietnamiti in fuga dagli orrori della “rieducazione comunista” dopo la partenza degli americani da Saigon e la fine di una guerra disastrosa. Era il 1979 quando ci verificò l’esodo disperato. Gli italiani salvarono 907 vite, tante donne e bambini.

“La luna sulle ali” è anche il ritratto degli anni di piombo e delle stragi. Zamberletti fu incaricato dall’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga di esplorare la pista della trattativa durante i 55 giorni del sequestro di Aldo Moro insieme con il colonnello dei carabinieri Antonio Varisco, l’anno dopo ucciso dalla Br. Si rivela nella biografia che la mattina del 9 maggio del 1978, quando fu trucidato, Moro “…era atteso libero in Vaticano” a seguito dell’intervento di Papa Palo VI che aveva implorato pubblicamente “gli uomini delle Brigate Rosse”. Misteriosamente la trattativa sfumò all’ultimo momento e l’ostaggio venne “giustiziato”.

Sul letto di morte, avvenuta nell’ospedale di Varese il 26 gennaio del 2019, Zamberletti ricordò al capo della polizia Franco Gabrielli, appena nominato ai vertici dei Servizi, “di tenere accesa la fiammella” sulla strage di Ustica, riferendosi alla tesi dell’esplosione di una bomba a bordo (matrice libica), alternativa alla tesi, mai provata del missile. “Vedrete che avevo ragione io”, disse. Il libro esaudisce una volontà testamentaria di Giuseppe Zamberletti che aveva espresso il desiderio di una sua biografica “sotto l’egida delle pubbliche istituzioni”. Protezione Civile e Comune di Varese si sono fatti carico di questo impegno. Un omaggio a un grande italiano. —

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