Su Raiuno “Figlia della cenere”: Elena Sofia Ricci torna ad Aquileia nei panni di Teresa Battaglia

Al via l'attesissimo terzo capitolo della saga thriller girata in Fvg e tratta dai romanzi della scrittrice gemonese Ilaria Tuti

Gian Paolo Polesini
L'attrice Elena Sofia Ricci
L'attrice Elena Sofia Ricci

Prepariamoci ad affrontare il dolore. Con la Teresa Battaglia di Elena Sofia Ricci. «È una donna ruvida, diretta, sostanzialmente libera. Stavolta, però, più che sorprendermi mi commuove: è sopraffatta dalla vita, dalla malattia e da sentimenti incontrollabili. È l’aspetto più struggente della nuova storia», racconta l’attrice.

Eccola, “Figlia della cenere”, terzo atto di una saga nera — “Fiori sopra l’inferno” e “Ninfa dormiente”, i primi due titoli — ideata dalla scrittrice gemonese Ilaria Tuti. Stasera, su Raiuno, andrà in onda la prima delle otto puntate. Una serie prodotta dalla Rai e dalla Publispei di Verdiana Bixio. Come nei due capitoli precedenti, c’è il contributo della Friuli Venezia Giulia Film Commission – PromoTurismoFVG, coordinata da Chiara Valenti Omero.

Elena Sofia, ritrova Teresa: che cosa ancora la stupisce interpretandola?

«Non è affatto un modo di dire, anche se nel nostro ambiente si sente spesso: io Teresa l’ho davvero adorata sin dalla prima pagina, individuando in questa figura atipica e straordinaria qualcosa di mamma e del mio maestro Armando Pugliese».

La mente della profiler è davvero unica, capace di leggere dentro gli altri. E proprio la malattia rischia di sottrarle questo dono. Non è una contraddizione terribile?

«Già, soprattutto per una che ha nella mente la sua arma migliore. Teresa reagisce con rabbia, a volte crolla. E la capisco. Se pensassi di perdere la memoria mi arrabbierei moltissimo anch’io. L’Alzheimer rende più straziante tutto quello che le accade».

Battaglia è spigolosa, brusca e non fa nulla per piacere. Eppure il pubblico la adora.

«Credo che molte donne vorrebbero assomigliarle. Ci piacerebbe essere libere di dire quello che pensiamo senza preoccuparci continuamente delle conseguenze. Teresa è autentica, sincera. L’autenticità è così poco di moda che quando la incontriamo non possiamo che amarla».

Quanto del suo dolore finisce per portarsi a casa?

«Certe ferite, ahimè, le conosco bene. L’anagrafe aiuta. Non mi porto a casa nulla che non avessi già dentro. Ma ogni personaggio lascia qualcosa. Il mio compito è far arrivare al pubblico le emozioni di Teresa, non quelle di Elena Sofia Ricci».

Mi parli di Ilaria Tuti.

«Io Ilaria la adoro! Le sono immensamente grata per aver creato Teresa. Quando nelle sceneggiature individuavo qualcosa che rischiava di tradire i romanzi, la chiamavo. “Senti, come risolviamo questa faccenda?”, le dicevo. Abbiamo sempre trovato soluzioni rispettose della sua scrittura e dei suoi lettori. Quando lessi “Fiori sopra l’inferno” mi chiesi chi fosse questa donna capace di immaginare vicende così nere e violente. Poi incontrai una persona dolcissima. Mi raccontò di come, da bambina, dopo il terremoto del Friuli, la vita nei container avesse alimentato la fantasia dei bambini. “Giocavamo nei boschi, inventavamo storie”, mi disse. È un ricordo che mi ha molto colpita».

Qualche compromesso televisivo, però, è quasi sempre necessario, no?

«Certo. Non avrei potuto interpretare Teresa vent’anni prima, così alcuni avvenimenti sono stati spostati nel presente. Ma abbiamo cercato di non tradire mai lo spirito dei romanzi. Vorrei ringraziare Verdiana Bixio, Publispei e la Rai per aver avuto il coraggio di realizzare una serie così cruda, senza filtri».

Tre serie girate in Friuli Venezia Giulia. Ormai questa terra è anche un po’ sua.

«È un posto meraviglioso. I boschi, i laghi, i fiumi, le montagne, i colori. A Tarvisio, dalla finestra della mia camera, ho fotografato albe rosa shocking, quasi fucsia, senza mai modificare le immagini. Non avevo mai visto nulla del genere. C’è qualcosa di unico. E poi Aquileia! La prima volta che sono entrata nella basilica, beh, un incanto».

Aquileia protagonista, dunque. Ma Teresa che cosa ci combinerà stavolta?

«Sarà una donna investita violentemente dal proprio passato. Fra “Ninfa dormiente” e “Figlia della cenere”, nella storia, trascorrono soltanto cinque o sei mesi. Quindi la malattia non è peggiorata moltissimo. Ma il ritorno del passato sarà clamoroso, destabilizzante. E altrettanto clamoroso sarà il rapporto con il serial killer. Teresa riconosce le ferite degli assassini perché è una donna ferita a sua volta. Stavolta questo riconoscersi fra anime avrà un effetto dirompente. Sarà come una detonazione».

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