Giacomo Balla a Roma, dal primo autoritratto
Giacomo Balla gigante del Futurismo, certo. Ma ci sono un prima e un dopo l'adesione ventennale al movimento di Marinetti che mostrano la grandezza dell'artista torinese, capace di superare le barriere imposte dalle scuole e dai proclami, guardando sempre oltre con una capacità di anticipare i tempi che è il segno della sua modernità. Di questo parlano le 80 opere, per lo più disegni e bozzetti preparatori, in molti casi inediti, provenienti direttamente dalla casa-studio dell'artista in via Oslavia a Roma, che la Galleria Russo propone fino al 22 maggio nella mostra «Dal primo autoritratto alle ultime rose». Il curatore Fabio Benzi, grande esperto del maestro, l'ha pensata come «un romanzo per immagini che spiega nello spazio di poche sale un percorso di cinquant' anni». Il corpus della mostra arriva dall'acquisizione della collezione di uno degli eredi di Balla alla quale si aggiungono alcuni capolavori di prestatori privati.
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