Gli zombie d’autore di Jim Jarmusch inaugurano Cannes

sulla Croisette
Sarà anche il più glamour del mondo, ma negli ultimi anni il Festival di Cannes, di cui ieri si è inaugurata in pompa magna la 72° edizione, sembra compiere ogni sforzo per dimostrare di essere anche il più inospitale. Malumore diffuso tra gli accreditati della carta stampata, incomprensibilmente ostacolati nell’esercizio della professione, che quest’anno – abolite le proiezioni anticipate già dalla passata edizione e ora programmate a orari impossibili – dovranno fare i salti mortali per riuscire a coprire tutti gli “highlight” in cartellone. Quasi si volesse blindare l’evento per farlo diventare una festa super esclusiva dove - in linea con i tempi - ogni possibile voce critica non è benvenuta. Il circo mediatico è comunque imponente. Il delegato Thierry Fremaux ha fatto di tutto per cercare di recuperare terreno rispetto alla concorrente Venezia, che negli ultimi anni si è dimostrata più che all’altezza nella competizione tra colossi festivalieri. Se il francese non ha voluto fare dietrofront sulla questione Netflix, esclusa dalla corsa per la Palma d’Oro, sdoganati invece i famosi selfie sul red carpet che non sono più una priorità, si è puntato tutto sui grandi nomi che da qui al 25 maggio sfileranno sulla riviera francese.
Roba grossa: da Tarantino - tra i più attesi sulla Croisette - accompagnato da Brad Pitt, Di Caprio e Margot Robbie nel cast di “C’era una volta a Hollywood”, a Pedro Almodovar, ancora una volta affiancato da Antonio Banderas e Penelope Cruz, da Terrence Malick (col film girato a Sappada) all’ex “enfant prodige” Xavier Dolan, dai già “palmati” fratelli Dardenne e Ken Loach, al fluviale Kechiche, che in quattro ore metterà il secondo tassello della trilogia in fieri “Mektoub My Love”. E ancora un documentario su Maradona, un film su Elton John (“Rocketman”) e due puntate di una serie tv che porta la firma di Nicholas Winding Refn.
Sventola poco tricolore, ma le aspettative sono alte: corre per la Palma Marco Bellocchio con “Il traditore” (nelle fila dei co-produttori anche la triestina Manuela Mandler) sulla controversa figura di Tommaso Buscetta (in Italia dal 23 maggio), mentre “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, animazione di Lorenzo Mattotti dalla storia di Dino Buzzati, con le voci di Toni Servillo, Antonio Albanese e Andrea Camilleri, sarà presentato nella sezione Un Certain Regard. Ma alla Quinzaine des Realizateurs (diretta da quest’anno dall’italiano Paolo Moretti) ci sarà anche “The Staggering Girl”, un mediometraggio sul mondo dell’alta moda che porta la firma di Luca Guadagnino.
Ieri, all’imbrunire, molte star hanno salutato l’apertura ufficiale del Festival inaugurata dal film “The Dead Don’t Die” (“I morti non muoiono”, nelle sale italiane dal 13 giugno), commedia zombie d’autore con l’autorevole firma di Jim Jarmusch (più volte in concorso e uscito sempre inspiegabilmente a mani vuote) e un cast eccezionale: Bill Murray, Adam Driver, Tilda Swinton, Steve Buscemi e Chloë Sevigny. —
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