Le antiche trame del merletto in dialogo con l’arte di Celiberti
A Gorizia una mostra-omaggio al segno del maestro friulano

Può accadere, quando si incontra un artista di grande carattere, di provare un fascino intimidito: quella scintilla che rende attraente l'ignoto, sprigionata da chi trasmette una forza antica e una cultura diversa, magnetica. Incontrare Giorgio Celiberti, oggi, significa esattamente questo. Significa lasciarsi travolgere dalla densità dei suoi segni e, subito dopo, scoprire come quella stessa forza primitiva possa dialogare, con insospettabile delicatezza, con le trame aeree del merletto goriziano nella nuova mostra “Intrecci di segni e di fili”. Nello showroom di corso Verdi a Gorizia, fino al 26 settembre, Giorgio Celiberti incontra l’antica arte del merletto made in Gorizia.
Tutto ha inizio tra le pareti dello studio di Celiberti a Udine, quando l’artista consegna alla Scuola merletti di Gorizia una serie di bozzetti originali datati 2019. E proprio da quel dono è scaturita una sfida non facile ma ricchissima: tradurre l’universo visivo del maestro nella trama del merletto a tombolo e fuselli. Una prova superata con successo dalle maestre merlettaie goriziane, le cui competenze nel disegno tecnico e creativo, ma anche nella progettazione, costituiscono un vanto nazionale fin dai tempi dell’Impero austro-ungarico e del secolo breve. In quell’epoca, figure di spicco come Max Fabiani, Guglielmo Riavis, Silvano Baresi, contribuirono in modo determinante allo sviluppo della didattica locale. Dunque, i gioielli preziosi, nati sette anni fa e finora mai esposti al pubblico, entrano a far parte del patrimonio della scuola merletti, gestita dall’Ente regionale per il patrimonio culturale, per svelarsi alla città.

Il progetto tuttavia non si è fermato. Quest’anno, si è arricchito grazie alla realizzazione di nuovi bijoux, ispirati con grande genialità e acutezza ad altre opere del maestro Celiberti, e affiancati da alcune repliche in edizione limitata destinate alla vendita. L’esposizione propone un corpus ricco e strutturato, frutto di un lavoro artigianale, seguito e curato nei dettagli dall’inizio alla fine, come hanno evidenziato Lydia Alessio Vernì, direttrice Erpac, affiancata dalla responsabile della scuola merletti Antonella Ruggieri. In totale sono in bella vista 40 manufatti: 19 appartenenti al nucleo originario del 2019 e 21 realizzati nel 2026, di cui 7, per l’appunto, sono riproduzioni. Il cuore pulsante della mostra poetica di Celiberti è strettamente legato alla sua storica visita nel 1965 presso il campo di concentramento di Terezin. Ed è lì che nascono le sue cifre stilistiche più celebri: i cuori e le farfalle, simboli ispirati ai pensieri e ai desideri dei bambini prigionieri. Ma proprio dai disegni dell’artista, che evocano tensioni e sofferenze «emergono messaggi di pace e libertà, che in un contesto internazionale, segnato da gravi conflitti, riaffiorano ancora nella mostra con straordinaria forza e attualità, traducendosi in segni e fili di equilibrio, bellezza e speranza», ha spiegato Niccolò Gambaratto, collaboratore dello studio Celiberti.

Il percorso espositivo cattura lo sguardo fin dalle vetrine, dove le tele e le sculture in terracotta di Celiberti dialogano armoniosamente con le opere in merletto, introducendo così il visitatore in un ampio spazio di forte suggestione. I colori rosso, nero, blu e viola guidano il racconto visivo, accompagnando il passaggio dal bozzetto originale al merletto compiuto. Il tutto dettato da un attento lavoro di analisi e reinterpretazione, condotto con rigoroso rispetto filologico. Ogni creazione è corredata da una scheda che illustra i punti e i materiali impiegati. A dimostrazione dell’eccellenza, le maestre merlettaie hanno sperimentato l'impiego di filo metallico e metallizzato con oro e argento, valorizzati da cristalli Swarovski, perline e pietre dure di alta qualità, per conferire preziosità e raffinatezza.
Dietro la creazione dei gioielli si sviluppa un accurato lavoro di progettazione con il maestro orafo di Udine Sergio Mazzola, che ha definito la forma leggera e strutturale della farfalla, pensata per accogliere il merletto, creando gli spazi decorativi per il passaggio dei fili. Così, collane e bracciali, dai titoli evocativi come “Volo di farfalla”, “La rinascita”, “L’amore come incontro”, aprono al pubblico nuovi e inediti orizzonti di interpretazione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








