“Greta ed io” al teatro Miela di Trieste: in anteprima il monologo sui dubbi dei Millennials

Arianna Sain si alternerà sul palco con "Cik Pausa” di e con Laura Bussani, nell’ambito della rassegna "Protagoniste al Miela"
Federica Gregori

TRIESTE  Lei, un water e Greta Thunberg. Evocata sul palcoscenico sotto forma di cartonato. È l'inconsueta scena con cui l’attrice, autrice e regista Arianna Sain debutterà mercoledì al Teatro Miela con “Greta ed io”. Sain, friulana che vive a Milano dopo aver frequentato la Scuola di Teatro Paolo Grassi porta in prima assoluta al Miela il suo monologo, selezionato in forma di studio per la rassegna Morsi 2022 alla Paolo Grassi.

Il debutto il primo marzo alle 19 al Teatro Miela, in replica giovedì alle 20.30 e venerdì nuovamente alle 19. “Greta ed io” si alternerà sul palco con "Cik Pausa» di e con Laura Bussani, in scena domani alle 20.30, giovedì alle 19, venerdì alle 20.30 all'interno della rassegna "Protagoniste al Miela".

Sain, curiosa questa scena con lei, un wc e la paladina verde Greta.

«È molto semplice, perché la volevo così e perché girare con tanta scenografia è un problema; al centro c'è una giovane donna in quel periodo non ben definito dei trent'anni, donna e ragazza insieme, che, nella sicurezza del suo bagno, nel suo momento privato, si ritrova a fare un test di gravidanza: grazie alla magia del teatro, nel momento in cui si aspetta il risultato, prende vita questo gran monologo. Non volevo fosse solo un vomitare impressioni: mi serviva qualcosa verso cui dirigere paure e ansie che quel particolare momento sprigiona. Ho pensato: chi è il simbolo della nuova generazione, che non sta fermo ma sta facendo muovere il mondo? A chi guardiamo, chi sono le persone che ci ispirano? Chi meglio di Greta Thunberg, quindi, per veicolare tutta una serie di messaggi, a iniziare dall'ecologia: ci stiamo bruciando la casa, la nostra casa è in fiamme. Tutte quelle ansie che le generazioni precedenti non avevano».

Un discorso generazionale, quindi.

«Mia nonna ha vissuto la guerra, mia mamma il boom economico, io "sono" i millennial: ci troviamo a metà, come dico nello spettacolo, “siamo la generazione che ha vissuto una realtà, si è abituata ad una nuova ma non ha dimenticato quella vecchia, e adesso non sappiamo davvero cosa rimpiangere tra questi due mondi. Siamo quella generazione in mezzo, il piede in due scarpe, cresciuti con dei miti che sono andati dispersi - la ricerca del lavoro in primis - tutte contraddizioni che portano a vivere una frattura. In questo senso, è sì un monologo generazionale».

Parla di ecologia, di rapporto con le nuove tecnologie, di disuguaglianze economiche: come le affronta?

«Come testo volevo che fosse qualcosa di molto privato: sono i dubbi esistenziali che ci attanagliano e attengono al concetto di responsabilità nelle sue svariate forme: sociale, fisica e soprattutto quella di mettere al mondo un figlio. Non c'è un canale singolo, è tutto strettamente legato alla società che viviamo, sono domande e dubbi che permeano ogni aspetto della nostra quotidianità. E non è un tema univoco, perché siamo circondati da una montagna di problematiche diverse: grazie alle tecnologia e a internet siamo proiettati alle grandi tematiche sociali ma nel nostro piccolo cosa facciamo?».

C'è la riflessione ma anche l'ironia.

«Già aprire la scena con un water fa trasparire tutta la nostra fragilità: ti rendi fragile e ci ridi sopra. Non vedo l'ora di andare in scena: sono felice perché è tutta farina del mio sacco in un testo che ho scritto, diretto, interpretato. È il mio testamento al mondo, la mia fiaccola segnaletica. Mentre lo scrivevo mi sono chiesta cosa voglio lasciare al pubblico. Senza svelare nulla, vorrei lasciarlo con un po' di speranza, di fede nell'umanità: se tutti insieme agiamo facendo tante piccole cose è giusto che un senso di fiducia ci sia eccome».

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