“Herbarium” a Gorizia, da una raccolta dell’800 nasce l’inclusione sociale
Allo Studiofaganel fino al 7 ottobre le opere realizzate dalla fotografa Alessandra Calò con sette persone fragili

TRIESTE. Cosa può accadere quando la creatività incontra la fragilità? “Herbarium”, la mostra di Alessandra Calò, ospitata allo Studiofaganel di Gorizia, per la cura di Sara Occhipinti e Marco Faganel, offre a tale domanda un’originale risposta, venendo a innescare un nuovo sistema di cooperazione e relazione sociale.
Artista e fotografa, Alessandra Calò, nata a Taranto ma da anni residente a Reggio Emilia, fin dall’inizio della sua carriera ha sperimentato l’uso di nuovi linguaggi espressivi approfondendo temi legati all’identità, alla memoria, alla fotografia. Una pratica prevalente nel suo lavoro è la “riappropriazione”, ovvero il recupero e la reinterpretazione di materiali d’archivio al fine di proporre una nuova visione della realtà.
Nel caso di “Herbarium”, lavorando per quattro mesi insieme a sette persone con fragilità nell’ambito del progetto collaborativo “Incontri! Arte e persone”, promosso dall’Assessorato Cultura del Comune di Reggio Emilia e indirizzato a realizzare nuove opportunità d’inclusione sociale, è andata a esplorare gli archivi dei musei Civici di Reggio Emilia. Nella ricca collezione di erbari conservata nella sala di botanica di Palazzo dei Musei, ha scoperto un erbario realizzato tra il 1883 e il 1884 da Antonio Casoli Cremona, all’età di 14 anni, quand’era in quarta classe ginnasiale. Ciò che ha colpito maggiormente l’artista e coloro che le stavano a fianco è stato proprio l’approccio poco scientifico della raccolta, più spontaneo e per così dire “sentimentale”. Da qui la riflessione sull’importanza del cogliere la bellezza delle piccole cose e sulla possibilità di ricercare la bellezza anche nella diversità, osservando la diversità per provare a prendersene cura.
Si è passati allora a esplorare le aree urbane fuori dal museo per poter osservare tutto ciò che cresce in maniera spontanea e inattesa, ricercando il “diverso” come può essere l’erba capace di crescere nei luoghi più impensabili. Nell’intento di rinnovare lo sguardo di Antonio Casoli Cremona, la sua stessa spontaneità e curiosità, ritornando all’interno del Palazzo dei Musei, è stato creato un nuovo erbario attraverso la callotipia, un’antica tecnica di stampa fotografica a contatto risalente all’800, per riandare al secolo degli erbari e per rifuggire la precisione nella riproduzione dell’immagine.
«Il progetto - afferma Alessandra Calò- desidera mettere al centro un fare artistico basato su tentativi e sperimentazioni, prove ed errori, secondo una visione inclusiva per cui tutto, in quanto parte integrante del processo creativo stesso, contribuisce al risultato finale».
Alle immagini delle piante sono state sovrapposte alcune “frasi chiave” dell’antico erbario di Antonio Casoli Cremona e le immagini delle mani, dei gesti di chi ha affiancato l’artista, osservando, raccogliendo, prendendosi cura di quelle piante a cui nessuno prima aveva fatto caso né dato importanza. La sovrapposizione dei diversi elementi risulta unitaria, armonica e simbolica: ogni opera che ne è derivata è un insieme di imperfezione, fragilità e marginalità capace di commuovere e incantare per magia, poesia, delicatezza e grande raffinatezza.
Allo Studiofaganel insieme alle opere, si può trovare anche il libro d’arte “Herbarium, i fiori sono rimasti rosa”, pubblicato da Studiofaganel con il design grafico di Andrea Occhipinti a giugno di quest’anno e presentato a Bologna al Festival internazionale di fotografia PhMuseum Days domenica scorsa.
Il libro è concepito come una cartella con immagini divise in 16 singole tavole. Ogni cartella ha sulla copertina una fotografia in cui c’è solo l’elemento vegetale: è stata scelta la felce in quanto pianta molto resistente. Ognuna di queste fotografie è stampata dall’artista, così ogni cartella è diversa dall’altra, “a simboleggiare la biodiversità e la neurodiversità: a ricordare che siamo tutti diversi e tutti unici”.
La mostra è visitabile fino al 7 ottobre, da lunedì a venerdì dalle 16 alle 19 (sabato e la mattina su appuntamento).
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