I sette secoli dalla morte di Dante tra mostre e spettacoli in regione

L’anno scorso capitò a Leonardo. Erano 500 anni dalla morte. Il prossimo anno – e oramai lo sanno tutti – capiterà a Dante. Che avendoci lasciato nel 1321, il 14 settembre, di secoli ne può contare ben sette. Se così si può dire.
Non ci lasciamo mai scappare una ricorrenza, noi italiani. E mai avremmo potuto lasciar passare sottotono un anniversario così monumentale, un personaggio di tanto rilievo. Padre della lingua italiana, come ci insegnano fin dalle elementari.
Il 2021 sarà dunque anno dantesco e avrà pure anche il suo hashtag: #vivadante. Sarà un anno dantesco pure in Friuli Venezia Giulia, territorio con il quale Dante non ebbe poi tanto da spartire, al di là di qualche vaga citazione nelle sue opere. Eppure...
Fin dal gennaio dell’anno scorso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo ha costituito un Comitato nazionale per le celebrazioni e ha lanciato un bando di patrocinio e finanziamento per i progetti che in tutta Italia intendano approfondire la ricorrenza.
A inizio del 2020 aveva detto il ministro Franceschini: «Il Comitato è di altissimo livello, sono arrivate 322 proposte. Ci sarà l’impegno mio e del ministero per supportare le attività con le risorse che riusciremo a reperire. Vorrei che fiorissero migliaia di iniziative e che non ci fosse Comune o impresa che non organizzi qualcosa nel 2021 per ricordare Dante, che è stato uno dei primi ad aver parlato di Europa».
Pochi giorni fa, lo stesso Mibact ha reso noto l’elenco dei progetti a cui è destinato il patrocinio del Comitato (che significa: bravi, bel lavoro, vi sosteniamo, però idealmente). Ma anche di quelli cui invece viene concesso un finanziamento (che va a coprire parte del budget previsto per l’iniziativa). Moltissimi sono gli spettacoli che associazioni, piccoli e grandi teatri, enti locali, propongono di veder finanziati. Ma anche pubblicazioni, mostre, convegni e iniziative didattiche reclamano una visibilità economica.
Si tratta per la maggior parte di contributi da 10mila euro. In alcuni casi, possono però ammontare anche a 75mila euro. Ad esempio, per la grande mostra prevista a Verona (“Il mito di Dante. Dal Botticelli al ’900”, a novembre 2021).
Come si colloca il Friuli Venezia Giulia in questo elenco? Con due progetti Trieste si aggiudica due patrocini. Uno va a Golden Show di Alessandro Gilleri che produrrà “Paradiso dell’inferno” di Jacopo Squizzato; l’altro è registrato solo come “Comèdia” .
Più incisivo il ruolo del Friuli. Altrettanti sono i progetti provenienti dalla provincia di Udine, e risultano entrambi finanziati, vista la loro articolazione. E sì che il sommo poeta non sembrava nutrire per l’estremo nordest italiano una grande stima. Nel suo “De vulgari eloquentia”, il trattato sulle lingue parlate nell’area geografica italiana, Dante osserva che gli aquileiesi “crudeliter ces fastu eructuant”. Il che fa ben immaginare come il “ce fastu?” suonasse all’orecchio del poeta.
Ma non c’è risentimento in ambito friulano, tanto che la proposta della Fondazione de Claricini Dornpacher (che ha sede nell’omonima villa, a Bottenicco di Moimacco, vicino a Cividale) ha convinto gli esperti del Comitato dantesco e si è assicurata 20mila euro. “Tutte quelle vive luci”, così si intitola il progetto, mette la seicentesca villa al centro di un’offerta di eventi tra cui spiccherà la mostra dei sei preziosi codici danteschi rinvenuti in Friuli (tra cui quello appunto detto Claricini) ma anche concerti, e iniziative teatrali che verranno realizzati in collaborazione con il Mittelfest di Cividale, oltre che con l’Università di Udine.
Più avanzata ancora, sul piano dello spettacolo, destinataria di 25mila euro, è la proposta che fa capo al Css – teatro stabile di Innovazione del Fvg. “D’ante litteram” (così il titolo) mira alla realizzazione di un percorso di teatro partecipato (con l’impegno di cittadini, quindi di non-professionisti dello spettacolo) e di un parallelo percorso in realtà virtuale. Un ultraterreno mondo virtuale è in qualche modo già prefigurato in Dante. Ma a scuola non siamo abituati a leggerlo in questo modo. È il momento di cominciare. —
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