Igort porta a Trieste “5 è il numero perfetto” «Rubo dal grande cinema»

l’intervista
Fumetto, arte, cinema, musica, editoria, design. Igor Tuveri, in arte Igort, è uno degli artisti italiani oggi più eclettici e prolifici. Dall’esperienza in Giappone alla direzione di Linus fino al film “5 è il numero perfetto”, che segna il suo debutto nella regia e che Igort presenta oggi alle 18 al cinema Ariston, il suo percorso è costellato di esperienze vincenti. A Trieste è ospite del Piccolo Festival di Animazione. Il film, dalla lunga gestazione, non avrebbe dovuto dirigerlo. «Mi interessava scriverlo - dice Igort - lavorare sulla struttura narrativa. Poi, anche in seguito all'insistenza di Toni Servillo, ho accettato la possibilità di farne la regia. Tra di noi si è creato un forte sodalizio artistico, che man mano si è diffuso anche agli altri collaboratori. L'idea è sempre stata questa: confrontiamoci con il cinema e cerchiamo di lavorare in modo moderno. Il cinema moderno è stato inventato in grande misura in Italia, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Non ci sarebbe Wong Kar Wai senza Antonioni, John Woo senza Sergio Leone, Fellini ha influenzato tanto di quel cinema che si fa prima a dire chi non sia stato influenzato. Allen, Tarantino si sono nutriti di queste visioni, ma anche il cinema moderno di Scorsese, di Coppola. Tutto questo per dire che non mi pongo limiti o confini, a me interessa raccontare con le immagini. E se c'è traccia dei film anni ’40 hollywoodiani, o di certo cinema francese, traccia di pittura, di fotografia, di fumetto o di letteratura, penso che questo sia assolutamente normale. Io non cito, rubo. Solo rubando si vive con il cuore quel che racconti. Questa la mia ricetta».
Graphic novel e fumetti vivono un periodo d'oro, anche editorialmente. Dopo il graphic journalism e i fumetti di argomento storico, quale potrebbe essere la prossima tendenza?
«Forse il saggio grafico, graphic essay, penso che questa sia una chiave del fumetto futuro. Le prime spinte del saggio grafico datano di qualche lustro, ma erano storie brevi perlopiù. Scott Mcloud ha fatto un eccellente libro su cosa sia il fumetto, understandig comics. Io penso che questa direzione sia molto interessante».
C'è un autore che stima con cui farebbe un fumetto a quattro mani?
«Fare un fumetto con qualcuno è un corpo a corpo, serve per scoprire cose nuove, cose che magari da solo non faresti o non scopriresti. Non so con chi potrei fare un fumetto, oggi».
Lei è tra i pochi artisti occidentali che ha lavorato in Giappone, patria del manga e dell'animazione. Cosa ha imparato lì?
«Ho fatto tre libri per cercare di capirlo e sono ancora qui che mi pongo la domanda. I giapponesi sono molto abili nel comunicare con una massa di persone impressionante. Al momento sono secondi solo agli americani per numero di copie di racconti a fumetti venduti, nel mondo. Ecco, sicuramente mi ha interessato molto vedere questo pianeta manga dal suo interno, potere prendere parte alla nascita di una serie a fumetti e vedere quanto i lettori partecipino all'andamento della storia con commenti e giudizi. Il lavoro con gli editor è sempre stato per me molto proficuo. Il mio editor Tatsumi-san si è dimostrato molto abile».
Come direttore di Linus, che linea segue nel selezionare autori e storie?
«Cerco di rappresentare attraverso una rosa di fumetti che pubblichiamo ogni mese quel che sta accadendo nel mondo della narrazione disegnata. Sia essa legata alle strip, con piccole sequenze narrative che terminano in quattro vignette, sia che si parli di un lavoro più articolato in narrazioni che durano decine di pagine».
Musica, fumetto, arte, cinema, editoria, design. Qual è un campo che vorrebbe ancora esplorare?
«Sono una persona curiosa, mi interessa trovare il linguaggio giusto per ogni storia. Tutto qui. Sto scrivendo altri romanzi e sceneggiature per il cinema. Ho lavorato molti anni alla radio, che trovo un mezzo modernissimo ed eccezionale». —
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