Il danese Hansen offriva ai suoi ospiti le pere di Manet Un dessert speciale

A Palazzo Zabarella di Padova la collezione dell’uomo d’affari una delle più belle e ricche d’Europa di pittura impressionista



«Non ho altro Manet da consigliarle a eccezione del cesto di pere che le ho mostrato quando è venuto a farmi visita. I Manet non si trovano più, sono fermi nei musei e nelle collezioni private».

Questo scriveva nel 1916 il critico Théodore Duret a Wilhelm Hansen direttore di una compagnia di assicurazioni e consigliere di Stato danese, tra i più importanti uomini d’affari della sua epoca. Poco dopo il “Cesto di pere” di Édouard Manet entrò a far parte della collezione di Hansen il quale, si racconta, lo offriva alla vista degli invitati alle sue cene come «un altro dessert dopo il gelato».

La collezione Ordrupgaard, nata all’inizio del Novecento dalla passione di Wilhelm Hansen, è considerata una delle più belle e ricche raccolte europee di pittura impressionista. Attualmente la si può ammirare a Palazzo Zabarella, a Padova, nella mostra “Gauguin e gli impressionisti”.

Accanto alla natura morta di Manet sfilano capolavori di Gustave Courbet, Edgar Degas, Claude Monet, Berthe Morisot, Pierre-Auguste Renoir, Paul Cézanne, Henry Matisse, Paul Gauguin.

Hansen, proprio nell’ambito del lavoro che svolgeva per conto della compagnia di assicurazioni La Populaire, si trovava spesso a Parigi e nel tempo libero amava recarsi a visitare i musei e le mostre dei Salon o delle gallerie. Intorno al 1915 inizia a pensare di creare una sua collezione: «“… trascorro il tempo guardando quadri – scriveva alla moglie - ed è meglio che confessi ora e non più tardi che sono stato sconsiderato e ho fatto acquisti importanti. Ma so che mi perdonerai vedendo cosa ho preso; tutto di prima classe, con tanto di stelle».

Nel giro di soli due anni riesce ad acquisire un notevole numero di opere dei pittori impressionisti. Ciò anche grazie alla creazione di un consorzio che riunisce diversi collezionisti e mercanti d’arte con lo scopo di «portare in Scandinavia arte bella e importante».



Il 14 settembre del 1918 inaugura la galleria adiacente alla sua residenza di Ordrupgaard, nella periferia settentrionale di Copenaghen, con 156 opere comprendenti le correnti del Neoclassicismo, Romaticismo, Impressionismo e Postimpressionismo. Ogni lunedì la galleria apriva le sue porte al pubblico con ingresso gratuito.

Nel 1922 il crack della Landmandsbank, la principale banca privata danese, dalla quale Wilhelm Hansen aveva ricevuto dei prestiti, lo costringe a vendere gran parte delle opere francesi. Ciononostante, una volta recuperata la stabilità finanziaria, riesce ancora una volta in tempi strettissimi a rimediare al danno e ricostruire la sua collezione. Dopo aver acquistato un ultimo piccolo pastello di Degas raffigurante una balleria che si allaccia la scarpetta, nel 1931, Hansen potrà finalmente dire: «Adesso ho finito con gli acquisti». Alla morte di Wilhelm, avvenuta a causa di un incidente d’auto, la moglie, Henny Hansen, realizzerà il suo desiderio di donare la collezione allo Stato.

Tra i pezzi più interessanti che si incontrano nella mostra a Palazzo Zabarella c’è il ritratto di George Sand di Delacroix, frammento di una tela tagliata che vedeva la scrittrice accanto al compositore Fryderyk Chopin (ritratto nell’altra parte oggi al Louvre). O le due opere di Gustave Courbet “L’inganno, episodio di caccia al capriolo” con due caprioli uniti nella rappresentazione in un unico balzo, in un’unica corsa, e “Le scogliere vicino a Étretat” dove lo spirito romantico dell’autore sembra avere il sopravvento sull’ispirazione realista.

Spiccano quindi i paesaggi sulle rive della Senna di Alfred Sisley con i giochi di luci e di riflessi sulla superficie dell’acqua insieme a quelli di Camille Pissarro dalle pennellate veloci e dalle atmosfere vibranti di sole. Accanto ad essi “Il molo a Trouville” di Eugéne Boudin e la “Marina a Le Havre” di Claude Monet.

Splendida infine l’ultima sala interamente dedicata a Gauguin: dagli studi del periodo parigino, alle tele realizzate in Bretagna, a Pont-Aven, alle opere tahitiane, alla ricerca di sempre nuovi colori e nuove verità da dipingere.

Il “Ritratto di giovane donna” dallo sguardo triste, addolcito dallo sfondo fiorito, blu e rosa, congeda lo spettatore con un che di nostalgico e magico insieme. —



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